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Sanità

Tiroide, casi in aumento. Ma solo perché ci sono più controlli

L'Alessandrino è una delle aree in cui l'incidenza è maggiore rispetto alla media nazionale. Cause? “La familiarità e la genetica, ma anche la cronica carenza di iodio” spiega Egle Ansaldi dell'ospedale. Come riconoscere i sintomi e cosa fare. La crescita dei pazienti
SANITÀ - Aumentano i casi di malattie della tiroide? Sì, ma accade perché è migliorata la diagnosi e non per un incremento della patologia. Anche se nel Basso Piemonte e nell'Alessandrino l'incidenza resta mediamente più alta che nel resto dell'Italia. Dopo il diabete che colpisce il cinque per cento della popolazione nazionale, la patologia tiroidea viene subito dopo e la diffusione è elevata. Perché? La risposta arriva da Egle Ansaldi, responsabile della struttura di Endocrinologia e Malattie metaboliche dell'azienda ospedaliera di Alessandria il cui osservatorio clinico è quello del Quadrante sanitario delle province di Alessandria e Asti. “L'aumento è quello delle diagnosi che avvengono per sospette patologie dirette oppure in seguito a quelli che si chiamano esami 'incidentali', cioè quando si sta svolgendo un accertamento per una specifica patologia e si scopre che esiste un altro problema. I problemi legati alla tiroide, dalla formazione di noduli alla all'ipotiroidismo o ipertiroidismo, colpiscono in misura prevalente le donne (molto meno gli uomini in relazione alla diversa fisiologia) e dal punto di vista territoriale riscontriamo che storicamente – sottolinea Egle Ansaldi – il territorio alessandrino e quello cuneese sono quelli maggiormente colpiti”. Le cause? “Non esiste un fattore unico. Ci sono la familiarità e la genetica, ma anche la cronica carenza di iodio. In passato, il gozzo era molto diffuso in alcune zone italiane. Altro non è che un nodulo di grandi dimensione che non poteva essere trattato in modo diverso se non con l'asportazione. Oggi il ricorso alla chirurgia è estremamente contenuto in quanto i noduli, quasi sempre di natura benigna, sono diagnosticati per tempo. La carenza di iodio si combatte semplicemente assumendo un dosaggio quotidiano di alcuni grammi. L'uso di sale iodato è la risposta più semplice che si possa dare”.

Un po' diverso il quadro delle disfunzioni ipotiroidea e ipertiroidea. La prima è legata a uno scarso funzionamento della ghiandola, la seconda a un eccesso. Nelle persone colpite da 'ipo' la tiroide non è in grado di sintetizzare una quantità di ormoni tiroidei T3 e T4 adeguata al fabbisogno dell’organismo, mentre nel caso opposto si è di fronte a un eccesso di produzione di ormoni. “L'ipotiroidismo – spiega sempre Egle Ansaldi – è una patologia cronica per la quale le persone colpite si devono curare tutta la vita. Ma grazie alla levotiroxina l'assunzione dell'ormone sostitutivo avviene in modo puntuale ed efficace”. Come riconoscerlo? “I sintomi principali sono secchezza e fragilità dei capelli, letargia e difficoltà di memoria, sensazione di freddo, pelle ruvida e secca, aumento del peso corporeo, debolezza muscolare. Le donne possono essere soggette ad alterazioni del ciclo mestruale”.
Diverso è invece l'ipertiroidismo “con perdita di peso, intolleranza al calore, alterazioni della cute e dei capelli, insonnia, aumento delle contrazioni cardiache. Nel caso del morbo di Basedow tra i sintomi più evidenti si ha anche l’esoftalmo, ovvero la sporgenza dei bulbi oculari”. La terapia dipende dalla causa e prevede il ricorso a farmaci anti-tiroidei che riducono la velocità di sintesi degli ormoni, l'asportazione chirurgica totale o parziale della ghiandola o il trattamento con iodio radioattivo”.

Questo è il trend dell’attività ambulatoriale della struttura relativamente alla prima visita: dal 2013 al 2016 sono aumentate da 1.010 a 1.334, ossia il tasso più alto raggiunto in questi anni. Rispetto ai controlli successivi il trend è positivo in quanto il dato dal 2013 è cresciuto da 1.200 a 1.621, registrando un picco proprio nel 2016 con oltre 800 visite in più rispetto al 2015. Infine, la provenienza relativamente alle sole prime visite: complessivamente nel periodo 2013-2016 circa il sei per cento proviene da fuori Alessandria. All'ospedale di Alessandria è operativo da circa tre anni il Pdta, Percorso diagnostico terapeutico assistenziale che “attraverso un approccio per processi, consente di strutturare e integrare attività e interventi in un contesto in cui diverse specialità professioni e aree d’azione (territorio, ospedale) sono coinvolte nella presa in cura”.
17/04/2017
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