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Ovada

Malattie croniche la sfida del futuro

Popolazione sempre più vecchia con problematiche di lungo corso: gestire le problematiche connesse a questa realtà è l'imperativo dei prossimi anni
 OVADA - E’ uno scenario complesso quello che sempre più nei prossimi anni la sanità della nostra provincia si troverà ad affrontare. E l’Ovadese in questo senso ha le caratteristiche per proporsi come “pilota” di un progetto che vede nella gestione delle patologie croniche dovuta all’età avanzata della popolazione l’obiettivo principale. Solo nella nostra città vivono 2.450 persone nella fascia d’età tra i 71 e i 100 anni. L’evoluzione delle cure mediche e una buona alimentazione hanno allungato la nostra vita migliorandone la qualità. L’età avanzata è però anche sinonimo di fragilità. Attualmente, secondo le ultime rilevazioni, un cittadino dell’Ovadese su quattro soffre per una malattia cronica. La gestione sanitaria di questa realtà può diventare difficoltosa nel momento in cui, in condizioni particolari, dalla cronicità si passa alla riacutizzazione della patologia di base del paziente.

La prima conseguenza sarebbe un intasamento dei Dipartimenti di Emergenza, una carenza evidente dei posti letto. E’ per questo che la sfida prioritaria diventa l’azione sul territorio per stabilizzare, per quanto possibile, la cronicità. Nel contempo è necessario contrastare quella che i medici chiamano inerzia terapeutica, la sospensione o la scarsa osservanza della terapia di lungo corso da parte del paziente che se la vede prescrivere. Diventa decisivo prevedere i fenomeni di scompenso grazie a una programmazione delle visite a domicilio. Il medico di medicina generale da solo non può riuscire in questa impresa, con l’affiancamento dell’infermiere di famiglia è possibile fare un tentativo. Sul nostro territorio da alcuni anni è partito un esperimento sul controllo di alcune malattie croniche (diabete, broncopatia) che sta dando buoni risultati. In caso di complicazioni è necessario l’intervento dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), per una sorta di “ospedalizzazione a domicilio”, che opera quasi costantemente con 50-60 allettati su tutto l’Ovadese.

L’ospedale di comunità rappresenta in questo senso il grado più elevato di integrazione nel momento in cui la persona non può più essere gestita a domicilio. Si tratta di un reparto a gestione infermieristica, con la presenza dei medici di medicina generale e la possibilità di accedere ai servizi ospedalieri e alla rete oncologica. Il futuro è quindi una rete sanitaria territoriale divisa in infermiere di famiglia, ADI, ospedale di comunità, struttura per le lungodegenze connessi tra loro per dare una risposta alla cronicità.
5/03/2019
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