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Opinioni

Le impressioni di un'alessandrina a Barcellona

Dagli aspetti di vita quotidiana ad Ada Colau, Barcellona raccontata da un'alessandrina che ci vive
OPINIONI - Nel mese passato abbiamo parlato di alcune mie impressioni e confronti fra Barcellona ed Alessandria. Questa volta intervistiamo Dominique una ragazza alessandrina che vive a Barcellona da qualche anno e che quindi ha già una migliore esperienza per parlare della città catalana, non come turista ma da cittadina.   

D: Da quanto tempo sei a Barcellona e cosa fai?
R:Vivo a Barcellona da circa tre anni. Lavoro come educatrice ed insegnante di italiano. In più, più per diletto che per vocazione, aiuto alcuni amici che gestiscono una sala da tè molto particolare nel quartiere gotico.

D: C'è un aspetto che ti ha sorpreso della vita a Barcellona rispetto a come te la immaginavi?
R:Credo l’assoluta scioltezza nell’accettare stili, gusti e modalità molto differenti tra loro. Per dirla in parole povere, qui non interessa a nessuno come sei vestito, quanti colori hai in testa o chi scegli di abbracciare per la strada. Per me, abituata alla piccola provincia, questo è un grande valore aggiunto.

D: Fatte le debite proporzioni cosa secondo te Alessandria porrebbe imparare da Barcellona?
R: Forse proprio questo, a curarsi meno dell’apparenza, dell’aspetto esteriore delle cose e ad arricchirsi della complessità degli stili, dei gusti e dei pensieri. 

D: Fra qualche giorno in Alessandria verrà presentato un libro su Ada Colau, sindaca di Barcellona. Tu che sei sul posto cosa ne pensi e come è valutato il suo operato di ormai due anni dai barcellonesi? 
R: A me piace, credo che si sia impegnata in maniera seria e consistente rispetto ad alcuni temi molto sentiti in città, come il problema delle persone che vengono letteralmente sbattute fuori di casa perché non possono più pagare un mutuo (che si ricollega al tema dello strapotere delle banche) o il problema del turismo selvaggio, frutto di scelte politiche e commerciali che stanno rovinando la città. Cito ancora il suo impegno e attiva partecipazione per chiudere un importante centro di detenzione per immigrati presente in città. Come sempre accade, anche lei ha i suoi “fan” e i suoi detrattori: chiaramente chi sposa le sue idee ritiene che in due anni di mandato abbia già dato riprova del suo forte impegno politico e sociale e chi, invece, non la sostiene afferma che stia evadendo alcuni degli impegni presi. Personalmente credo che sia dura ottenere vittorie rapide e definitive in ambiti di una certa complessità come, ad esempio, il settore turistico, interessato, a mio parere, solo a trarre profitto a discapito di una crescita armonica della città. Per questo dico…lasciamola lavorare!
 

D:  Conosci qualche luogo poco turistico e  conosciuto  che  consiglieresti di visitare a Barcellona?
R:  A me piace molto la zona del Montjuic, il bel parco che lo circonda. Se ci si lascia alle spalle la più conosciuta Piazza di Spagna con le sue fontane e strutture super turistiche, ci si può inoltrare per giardini e aree meno battute e molto più godibili. Il “teatre grec” è credo uno dei miei posti favoriti, gode di un anfiteatro spettacolare dove a luglio si organizza anche un festival di musica, teatro e danza. Rispetto ai locali, spezzo una lancia a favore del “Pastis”, un bar stile boemiano tra i più antichi della città, situato nel quartiere più multietnico di Barcellona,  che hanno cercato di far chiudere non so quante volte, ma che resiste con la sua decadenza, la sua musica e il suo fantastico Pastis!

D: Per finire la domanda forse più difficile ti manca qualcosa di Alessandria come città? E nel caso cosa potrebbe imparare Barcellona da Alessandria? 
R: I rabatòn? Vale per entrambe le domande! 


Dominique è anche autrice di un racconto che potete leggere qui.

 

 
30/04/2017
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