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Opinioni

La Resistenza oggi... tra i profughi

In occasione della ricorrenza del 25 aprile mi piacerebbe proporre la storia di Nawal, una giovane marocchina che, a suo modo e ogni giorno, cerca di opporre resistenza al disumano trattamento riservato ai viaggiatori moderni...
OPINIONI - In occasione della ricorrenza del 25 aprile mi piacerebbe proporre la storia di Nawal, una giovane marocchina che, a suo modo e ogni giorno, cerca di opporre resistenza al disumano trattamento riservato ai viaggiatori moderni. La storia è tratta dal libro “Nawal – L’angelo dei profughi” di Daniele Biella, edito da edizioni Paoline e racconta la vita vera di questa giovane donna di origini marocchine che ha scelto di aiutare i migranti.
Nawal si comporta come se queste persone in fuga fossero un fratello, una sorella o il padre e la madre. I profughi hanno il suo numero di cellulare personale. La possono chiamare anche dal mare aperto per chiederle aiuto quando rischiano il naufragio. Lei si mette in contatto con la guardia costiera che può salvarli, trova dei vestiti per loro e un piatto caldo attraverso una catena di amici e volontari.
Nawal arriva da neonata, con i suoi genitori, in un paese vicino a Catania. Frequenta le scuole italiane ed è chiamata “peperoncino” per il suo carattere irruente.
Gioca anche a calcio in una squadra maschile. Quando è maggiorenne inizia ad interessarsi e impegnarsi sempre di più in attività di volontariato: coi senza tetto, coi tossicodipendenti, ecc… Intanto si iscrive all’Università e frequenta Scienze politiche. Studia diritto internazionale e inizia a fare giornalismo d’inchiesta, cominciando a girare video e audio direttamente nei Centri dove vengono raccolti gli immigrati in attesa di identificazione o espulsione, denunciando così mala gestione e condizioni disagiate.
La vita di Nawal cambia radicalmente una mattina di fine estate del 2013 in cui riceve una chiamata di SOS da un’imbarcazione alla deriva, carica di profughi siriani. Con un po’ di difficoltà, poiché è la prima volta che affronta una richiesta come quella, riesce a fornire le coordinate alla guardia costiera e i profughi si salvano tutti. Con la “rivoluzione siriana”, che aveva suscitato tante speranze di democrazia, ci fu la terribile repressione da parte di Assad e delle sue truppe con 7,6 milioni di profughi interni e 3,5 milioni fuggiti altrove.
Il suo numero di cellulare viene dato a chi si dirige verso l’Europa. La chiamano, appunto, ‘l’angelo dei profughi’ oppure Yamma (mamma) Nawal.
E lei non si tira mai indietro là dove c’è bisogno di aiuto, di una persona amica, di un sostegno. Dall’aprile del 2014, per tutta l’estate, le arriva almeno un SOS al giorno. I primi tempi ha rischiato anche la denuncia per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Oggi la guardia costiera la conosce bene e, appena la sua chiamata arriva, si attiva immediatamente. E’ stata uno dei pilastri informali dell’operazione Mare Nostrum.
Nawal si accorge anche che i profughi non sono imbrogliati solo dagli scafisti di mare ma anche da quelli di terra. Alla stazione di Catania, quando queste persone sono in attesa per spostarsi nel Nord-Europa (Germania, Olanda, Svezia), vengono avvicinate da mafiosi che gli vendono i biglietti del treno a prezzi molto più alti della tariffa normale, che fanno cambi dollari-euro lucrandoci, ecc…
E allora si mette a disposizione, con alcuni volontari, per fornire accoglienza ai profughi, protezione, allontanamento dei malintenzionati e dei ladri facendo tornare la legalità in quel luogo in collaborazione con la Polfer. La ragazza riceve anche minacce. Prende alcune precauzioni ma non indietreggia.
La vita di Nawal è così, per ora, ma è solo uno dei tanti esempi di resistenza e aiuto informale che tante persone stanno dando, a loro modo, per cercare di cambiare il sistema o perlomeno per cercare di alleggerire il percorso di milioni di profughi in fuga da guerre e tragedie disumane.
Nawal dice: “Sono musulmana. Non mi piacciono le apparenze: la fede è ricchezza, ma come chi ostenta i suoi averi compie un atto misero, chi ostenta la fede la annulla. Se veramente vuoi far vedere a una persona che credi in Dio, lo deve capire dal tuo comportamento, dal tuo modo di parlare, non dalla tua presenza in prima fila in tutte le occasioni religiose ...Reputo il fondamentalismo un’offesa a Dio ...Il dialogo interreligioso è imperativo per ciascuno di noi ...mi chiedo di continuo perché succedono queste disgrazie ...Mi rispondo dicendo che Dio ci ha lasciato libera scelta, anche di usare le mani per picchiare o respingere i profughi, o per sparare. Mani che probabilmente non avranno alcun giudice terreno, ma che al di là di questa vita troveranno il giudizio che meritano”.
18/04/2016
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