Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione
Life

Usa: viaggio nella scuola

Claudia Pessarelli ci racconta l'educazione americana. Il motto è "No child left behind" (nessun bambino lasciato indietro). Per chi arriva dall’estero con bambini in età scolare ci sono gli insegnanti "English as Second Language" che li aiutano nella transizione
MILWAUKEE - Con una figlia ormai all’università mi posso guardare indietro e ripercorrere con voi e per voi la sua carriera scolastica, quasi interamente americana e pubblica, visto che è nata qui e da allora abbiamo sempre vissuto negli Usa. Facendo questo, vi racconterò a puntate come funziona l’educazione negli Stati Uniti. Purtroppo per voi, molte volte non riuscirò a non esprimere i miei giudizi personali, spero mi perdonerete. La nostra esperienza è stata ottima, quindi molte volte sarò di parte, specialmente quando sento amiche italiane che lavorano nella scuola e mi raccontano come vanno le cose lì (anche se non è giusto generalizzare da entrambe le parti!).

Allora iniziamo. L’unica differenza tra mia figlia e la maggioranza dei giovani americani è il suo bilinguismo e il fatto che, complice la famiglia in Italia, è stata messa su un aereo molto presto e ha viaggiato in Europa, anche per vacanza, molto di più di molti di loro. La differenza è stata sicuramente più eclatante quando era piccolina: le ha aperto la mente e l’ha resa più curiosa verso il mondo al di fuori del suo piccolo quotidiano. Con questo non voglio dire che i ragazzi americani siano ottusi e ignoranti, solo che magari è più difficile avere le possibilità economiche per un viaggio intercontinentale, piuttosto che per un biglietto di treno per andare a Parigi o Vienna o Roma come succede a molti piccoli italiani. E questo non vuol dire neanche che, avendo la cultura così a portata di mano, i giovani italiani siano tutti piccoli geni, filosofi ed esperti d’arte... ohibò! Ma questo è un altro discorso.

Mia figlia, proprio perché non crescesse diversa dai suoi coetanei americani, è stata messa alla scuola materna abbastanza presto, nonostante io all’epoca non lavorassi.  Andava prima 2 e poi, più altina, 3 giorni alla settimana e non ha mai versato una lacrima, anzi le piaceva proprio andarci. Le scuole materne qui sono tutte private, alcune sono parte di catene nazionali, come quella dove avevo mandato mia figlia, altre dipendono da associazioni religiose, altre sono fatte nello scantinato fatiscente di un vecchio palazzo, altre autogestite da privati nella propria casa. Quale scegliere dipende purtroppo dalle possibilità economiche della famiglia, perché la maggior parte delle famiglie americane è formata da due genitori che lavorano e con nonni o lontani o che non si vogliono trovare il fardello di nipoti da crescere, ma i bambini vanno lasciati da qualche parte e anche da piccolini (dire che la maternità qui è tutelata....è dirla grossa!). Ogni tanto si sentono in tv storie raccapriccianti su alcune scuole materne, ma quelle si sentono anche purtroppo in Italia. Mostri crudeli esistono da ogni parte e certe volte si nascondono dietro le facce degli “educatori”.

Nella mia ricerca della scuola materna (vivevo a Pittsburgh allora) ho visto cose... E non si trattava di voler risparmiare: molte delle scuole materne erano ricavate nell’interrato di chiese, scure, tristi e senza finestre, ma non per questo meno costose!!!  Quando finalmente ero arrivata al Kindercare, con le sue grandi finestre, le stanze pulite e moderne, i bambini che giocavano divisi per gruppi di età e necessità, mi si era aperto il cuore.

Quando ci siamo trasferiti qui a Milwaukee, ho scelto la casa dove vivere non solo guardando al futuro (se mi leggete da un po’ saprete che negli Stati Uniti è molto importante per il valore di un’abitazione, il il distretto scolastico dove essa si trova), ma anche al fatto che c’era un Kindercare molto vicino. Le scuole materne iniziano presto a lavorare sul gioco didattico: lettere e numeri sono inseriti abbastanza presto nel curriculum, se questo è presente. A tre anni i bimbi cominciano a prendere in mano gessetti e pastelli e a scrivere le lettere con il loro nome e a contare.  A quattro anni molti distretti scolastici offrono già il K-4, cioè il primo livello scolastico, in cui si comincia a leggere, scrivere e far di conto. Il k-4 è offerto magari per poche ore al giorno, ma già nei locali della scuola elementare. Il nostro distretto non lo offre, si comincia con il k-5 che però è già obbligatorio e segue l’orario della scuola elementare 9-16. Non ho detto che i bambini qui vanno a scuola divisi per calendario scolastico, cioè entra al K-4 a settembre chi ha compiuto i 4 anni dal primo settembre al 31 agosto precedenti e così via.L’approccio è sempre molto giocoso, approccio che comunque viene mantenuto molto in tutti gli anni della scuola elementare, che vengono ricordati dai ragazzi con nostalgia e affetto.

Dal K-5 si esce che si sa scrivere e leggere e si conoscono i numeri. Dopo il K-5 inizia la scuola elementare vera e propria che dura anche qui 5 anni. Ci sono parecchie differenze tra la scuola italiana e quella americana . Queste differenze valgono per tutti i livelli di scuola e, con qualche differenza che vedremo le prossime settimane, non solo per le elementari.

Fatemi elencare le tre a mio parere più importanti:
1) la presenza costante e molto benvoluta dei genitori volontari.
2) si cambiano maestri e compagni tutti gli anni
3) l'educazione è personalizzata.

Allora per la numero 1. Si fa volontariato per tutto. Complici anche orari di lavoro non sempre 9-17, anche molte mamme che lavorano riescono e vogliono fare da volontarie nelle scuole dei figli e così anche i papà. E se non si riesce a fare volontariato durante il giorno, si fa volontariato di sera o se ci sono attività nei fine settimana. I genitori girano per la scuola come se fossero parte del personale. Ce ne sono tantissimi a tutte le ore del giorno. Le entrate sono chiuse e bisogna obbligatoriamente passare dalla segreteria, dove si firma in entrata e uscita, così tutti sanno chi c’è e dove. Io mi ricordo che preparavo ogni venerdì le cartelline con le comunicazioni della scuola alle famiglie, mentre negli ultimi anni invece facevo volontariato nell’infermeria, visto la mia pregressa esperienza come farmacista. Per problemi di responsabilità penale non potevo dispensare farmaci, quello lo poteva fare solo l’infermiera e solo per farmaci portati a scuola dal bambino per particolari patologie croniche. Misuravo la temperatura corporea, pulivo sbucciature fatte in cortile con tanta acqua e sapone e niente altro, consolavo pianti, davo coccole e facevo telefonate quando i bambini erano malati e dovevano essere rimandati a casa.

Ci sono volontari in mensa, ci sono volontari che controllano i bambini durante gli intervalli, genitori sugli scuolabus durante le prime settimane di scuola. Ci sono genitori che aiutano i maestri a fare giochi di matematica e ogni altra attività. Si chiamano Room parents e si organizzano a loro volta dando la disponibilità di orari alla Head room parent, che organizza. La maestra non deve fare che chiedere: ho bisogno di tot genitori alla tal ora e i genitori si presentano. Per i genitori è anche un modo per conoscersi e conoscere gli amichetti dei propri figli e le loro famiglie. È il momento più facile, se si arriva negli Usa per viverci, per fare amicizie con persone nuove, attraverso la scuola dei propri figli.

Per la numero 2. Ogni anno si cambiano maestri e compagni. I maestri si cambiano perché ci sono insegnanti specializzati nell’insegnamento del materiale della seconda, altri in quello della quinta e così via. C’è un solo insegnante per tutte le materie escluse arte, ginnastica e musica (quest’ultima introdotta nel nostro distretto in 4° elementare). Si cambiano anche compagni e questo non lo vedo come un grande vantaggio, ma forse è la mia mentalità italiana che esce fuori... ringrazio infatti che in Italia non sia così altrimenti non avrei ancora amicizie che mi accompagnano da allora.  

Ma parlando di mia figlia. Anche lei è riuscita a frequentare un mese di scuola in Italia al Carducci per tutti gli anni delle elementari, esperienza che le ha permesso non solo di parlare italiano perfettamente, ma anche di scriverlo e leggerlo. La scuola americana le permetteva di lasciare prima e quella italiana di frequentare, essendo comunque lei cittadina italiana. E per lei è stata una bellissima esperienza, sia grazie alle due magnifiche maestre che ha avuto, Anna e Simonetta, che riuscivano ad inserirla con naturalezza ogni volta che tornava, sia grazie ai compagni di scuola e amichetti che la aspettavano e avevano voglia di rivederla anno dopo anno, sempre gli stessi. A quell’età è molto importante!

Per la numero 3. L’educazione è personalizzata. Sia che un bambino abbia problemi di apprendimento, sia che all’opposto eccella in una determinata materia, gli sarà affiancato un insegnante di sostegno che lo stimoli a dare il meglio. Questo porta ad un totale inserimento sia di bambini meno fortunati sia dei piccoli geni. Ognuno seguirà il proprio percorso accademico. I semi gettati e che danno i piccoli germogli alle elementari diventeranno vigorosi man mano che i ragazzi crescono. Così nessuno si annoia o è lasciato indietro. Anche chi arriva dall’estero con bambini in età scolare vedrà affiancati ai ragazzi insegnanti Els (English as Second Language) che li aiuteranno nella transizione.

Il motto dell’educazione americana è No child left behind (nessun bambino lasciato indietro). Le scuole americane vengono pagate dai cittadini che vivono in quel determinato distretto scolastico tramite le tasse sulla casa. Questo determina in effetti una qualche disparità nel livello di educazione dei ragazzi americani. Se in una zona ci sono belle case e se le tasse sono alte ci si può aspettare un distretto scolastico di buono o ottimo livello. Gli insegnanti verranno pagati di più, saranno invogliati ad accettare la posizione , quindi anche il livello degli insegnanti crescerà. Cresceranno in proporzione anche le dotazioni scolastiche: computer, ipad etc. Avrete capito che qui si viene assunti per meriti e chiamata diretta, non per graduatorie e che gli insegnanti hanno anche il lusso di poter scegliere... uguale all’Italia vero?

Ma per il No child left behind act, un bambino che abita in una zona meno abbiente della città può frequentare un’altra scuola con l’open enrollment (iscrizione aperta). Succede? Eccome, specialmente alle superiori.

Ne parlerò ancora e molto nelle altre puntate.
28/09/2014
Claudia Pessarelli - Marquette University - redazione@alessandrianews.it
Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione


 
blog comments powered by Disqus



Maurizio Vandelli in concerto al Festival Contro 2018
Maurizio Vandelli in concerto al Festival Contro 2018
Cristiano De Andr? apre il Festival contro 2018 a Castagnole Lanze
Cristiano De Andr? apre il Festival contro 2018 a Castagnole Lanze
Inaugurazione nuovo show-room Citro?n Grandi Auto
Inaugurazione nuovo show-room Citro?n Grandi Auto
Biodigestore Carentino: il presidio contro il progetto durante la Conferenza dei Servizi
Biodigestore Carentino: il presidio contro il progetto durante la Conferenza dei Servizi
Maurizio Vandelli a Castagnole Lanze per Festival Contro 2018
Maurizio Vandelli a Castagnole Lanze per Festival Contro 2018
Cristiano De André canta De André al Festival Contro 2018
Cristiano De André canta De André al Festival Contro 2018