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Cronaca

Omicidio Belsito, le indagini si concentrano sul meccanico tortonese

Gli inquirenti stanno passando al setaccio la vita del gaviese ritrovato morto a Lu Monferrato. Le indagini si concentrano Alessandro Loiacono, meccanico tortonese molto amico della vittima. I Carabinieri escludono che il delitto sia maturato nell'ambito della criminalità organizzata o che possano esserci collegamenti con la vicenda dell'ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito [AGGIORNAMENTI]
GAVI – 14:30 Lunedì l'interrogatorio del meccanico tortonese

Si chiama Alessandro Loiacono ed è nato 32 anni fa a Tropea, in provincia di Vibo Valentia, il meccanico tortonese fermato nella notte per l'omicidio di Franco Domenico Belsito
. Interrogato dai carabinieri perché molto amico della vittima, il 32enne si sarebbe contraddetto più volte di fronte agli inquirenti. Grazie all'esame dei filmati della videosorveglianza di Lu Monferrato e ad altre testimonianze, i militari hanno capito che Loiacono stava mentendo su alcuni punti chiave: non coincidono gli orari in cui il fermato ha visto Belsito, non si sono trovati riscontri circa i presunti incontri con altri amici, non sarebbe stato al lavoro presso la propria attività di recupero di materiali ferrosi di Tortona. 
Elementi, questi, che aggiunti ad un concreto pericolo di fuga e di inquinamento delle prove, hanno convinto i carabinieri del comando provinciale di Alessandria a eseguire il fermo. Solo lunedì, dopo l'interrogatorio di Loiacono, si saprà qualcosa di più preciso. Per ora l'ipotesi accusatoria è di omicidio e occultamento di cadavere. Lunedì dovrebbero anche arrivare i primi risultati dell'autopsia. All'origine dell'assassinio, ci sarebbe una storia di soldi che Belsito avrebbe preso in prestito da Loiacono e poi non sarebbe stato in grado di restituire. Al momento i Carabinieri escludono che il delitto sia maturato nell'ambito della criminalità organizzata o che possano esserci collegamenti con la vicenda dell'ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito.


Spunta anche una pista “svizzera” nell’omicidio di Franco Domenico Belsito, il 52enne originario di Sant’Onofrio (Vibo Valentia) che una dozzina di anni fa, dalla Calabria, era arrivato a Gavi, dove si era stabilito con la moglie Giuseppina (Pina), in una palazzina di località Bettolino [nella foto].

L’uomo, che nella notte tra giovedì 28 e venerdì 29 novembre è stato rinvenuto cadavere dai carabinieri, nel novembre 2010 aveva costituito una piccola società con sede a Bioggio, nel Canton Ticino. La ditta, la Aurora Bfd Sagl, si sarebbe dovuta occupare di lavori edili e ristrutturazioni. Venti mila franchi svizzeri – pari a circa 16 mila euro – il capitale sociale investito da Belsito e da un altro cittadino italiano residente in Svizzera.
La Aurora Bfd Sagl è fallita poco più di un anno dopo, nel marzo del 2012, ed è stata radiata dal Registro di Commercio del Canton Ticino nell’agosto 2012, meno di due anni dopo la costituzione.
Della vicenda, in passato, si sono occupati anche i pubblici ministeri di Napoli e Reggio Calabria, Henry Woodcock e Giuseppe Lombardo, e la Direzione investigativa antimafia del capoluogo calabro: l’ipotesi fatta era che la società Aurora facesse in realtà capo a Francesco Belsito, l’ex tesoriere della Lega Nord, che avrebbe sfruttato la quasi omonimia con il Belsito gaviese. Al politico del Carroccio, la Aurora sarebbe servita da “cassaforte” per i propri traffici di denaro. Forse, addirittura all’insaputa di Franco Domenico.

Franco Domenico Belsito era stato anche titolare di un’impresa di installazione impianti idraulici nel proprio paese d’origine, a Sant’Onofrio: ditta per la quale, a luglio di quest’anno, la Camera di Commercio di Vibo Valentia ha avviato il procedimento di cancellazione d’ufficio, in quanto non più operante.

Due elementi che per ora rappresentano però solo altrettanti tasselli in un mosaico molto più grande e più complesso, che gli inquirenti stanno cercando di ricostruire. L’omicidio del 52enne potrebbe avere avuto origine in un ambito decisamente più locale: forse uno “sgarro” tra piccoli imprenditori del settore edile, in cui Belsito era attivo. Le modalità dell’assassinio, infatti, non fanno pensare a un delitto premeditato. Tutto potrebbe essere partito da una lite, poi finita male.
Ma agli inquirenti calabresi alcuni parenti di Belsito risulterebbero “vicini” al clan dei Bonavota e lui avrebbe dei precedenti per associazione di stampo mafioso. Ma risalenti agli anni Ottanta, quindi non necessariamente collegati alla sua vita odierna. Anzi, forse a Gavi Belsito stava proprio cercando di rifarsi una vita lontano dal proprio paese d’origine.

Per ora di certo c’è che verso le 22.30 di giovedì 28 novembre, una telefonata al 112 ha avvertito i carabinieri di Solero che, all’interno di un’auto parcheggiata a Lu Monferrato, c’era il cadavere di un uomo. Qualche ora dopo, il corpo senza vita è stato identificato come quello di Belsito, piccolo imprenditore gaviese. Vestito solo con una maglietta e un paio di jeans, il 52enne gaviese è stato rinvenuto morto, chiuso nel bagagliaio di una vecchia Fiat Croma. L’autovettura – che poi è risultata essere di proprietà di Belsito stesso – era in sosta in piazza Gherzi, nel pieno centro di Lu Monferrato [nella foto qui accanto]. A causare la morte dell’uomo, una serie di colpi inferti con un corpo contundente, probabilmente un bastone.

Nella serata di ieri, venerdì 29 novembre, i carabinieri hanno fermato un carrozziere 32enne, del tortonese. Risulta essere l’ultima persona con cui Belsito ha lavorato. Interrogato a lungo dai carabinieri, si sarebbe contraddetto e gli inquirenti hanno deciso per il fermo. Interrogata a lungo anche la persona che ha dato l’allarme al 112. Agli uomini dell’Arma avrebbe raccontato che due uomini l’avrebbero minacciato: gli avrebbero dato le chiavi dell’auto di Belsito, dicendogli di andarla a cercare in piazza Gherzi a Lu. Arrivato lì, avrebbe trovato il cadavere di Belsito e chiamato i carabinieri. Un racconto che i militari stanno vagliando con attenzione.
30/11/2013
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