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Politica

"Abolire le province? Prepariamoci al caos e a costi maggiori"

Accorato appello del Consiglio provinciale aperto, convocato proprio sul tema del riordino degli Enti locali. Tanti gli interventi ma una sola voce, comune: "togliere alle province l'elezione diretta dei propri rappresentanti sottrarrà credibilità e autorevolezza a un livello importante per l'amministrazione del territorio, senza risparmi reali, anzi con un aumento dei costi"
ENTI LOCALI - Cio’ che emerge nell’adunanza aperta del Consiglio provinciale avvenuta lunedì 25 novembre a Palazzo Ghilini, dagli interventi dei deputati del territorio (Bargero, Lavagno, Balduzzi), del consigliere regionale Muliere, di diversi sindaci tra i quali Rita Rossa, Sindaco del capoluogo (che propone l’adesione dei Sindaci del territorio ad un documento che invoca maggior chiarezza sui possibili trasferimenti delle funzioni) è una difesa a favore delle Province e soprattutto emerge il timore di una possibile decisione di riordino sostenuta dal Governo, poco chiara e fatta per demagogia senza valutarne le probabili conseguenze.

"E’ stato approvato dai consiglieri provinciali un ordine del giorno che evidenzia la debolezza dell’impianto del D.d.L. cosiddetto ‘Delrio’ - sostiene Giovanni Barosini, Presidente del Consiglio Provinciale". E’ stato ormai ampiamente dimostrato che il risparmio derivante dall’abolizione delle Province sarebbe pressoché nullo ed il vero rischio sarebbe la tutela dei cittadini su servizi essenziali come ad esempio la gestione delle scuole e la manutenzione della rete stradale provinciale. Sarebbe inoltre altissimo il rischio che i 190 comuni del vasto territorio alessandrino possano restare isolati. Una pericolosa disgregazione sociale potrebbe essere la conseguenza di una riforma demagogica e senza un chiaro punto di arrivo. "A mio avviso - prosegue Barosini - sarebbe giusta una razionalizzazione con taglio degli sprechi ed un eventuale accorpamento come era già stato proposto diversi mesi fa".

Paolo Filippi, Presidente della Provincia, sottolinea: "il rischio di cadere nella trappola del populismo è molto forte, ma in realtà sulla questione dei tentativi di riforma delle Province ha già risposto la Corte Costituzionale sul merito e la Corte dei Conti nei contenuti, entrambe sottolineando l'impossibilità di portare avanti la riforma così come era stata pensata. Chi ha il potere legislativo deve interrogarsi bene prima di prendere decisioni avventate, poco chiare, frutto di demagogia, che metterebbero a rischio i diritti dei cittadini prima di tutto". 

Sul piatto della bilancia molto problemi, evidenziati dai sindaci intervenuti ma anche dai dipendenti dell'Ente e dai loro rappresentanti sindacali, oltre che dai rappresentanti del parlamento e del consiglio regionale espressione del territorio: fra di essi, l'impossibilità di prendere decisioni di rango costituzionale attraverso una legge ordinaria, le difficoltà del territorio se venissero meno enti di rappresentanza intermedi, i risparmi risibili rispetto ai costi impliciti che una riorganizzazione con tutti i passaggi di consegna necessari fra enti necessariamente porterebbe con sé. In particolare, a preoccupare rappresentanti e dipendenti sarebbe la ricollocazione dei lavoratori, oltre a un delicato rapporto con le città metropolitane, investite di rappresentanza diretta, grazie all'elezione del sindaco, che invece verrebbe meno alle province. 

"I risparmi certi riguarderebbero solo i 46 milioni di euro per i gettoni di presenza dei consiglieri e degli amministratori, ma i costi per i territori potrebbero essere ben maggiori - è stato sottolineato in diversi interventi - anche alla luce del ritorno inevitabile a una centralizzazione delle decisioni, con una sorta di federalismo inverso che toglie rappresentnaza al territorio e personalizzazione delle scelte. Il tutto potrebbe poi risultare particolarmente delicato per un contesto come quello della provincia di Alessandria, caratterizzato da 190 comuni, tanti dei quali di piccole e piccolissime dimensioni. Il riordino degli Enti locali, che pure deve avvenire, sarebbe ben più efficace se ci si limitasse a una vera razionalizzazione dei costi, peraltro in buona parte già avviata negli ultimi anni, anche se non sempre con la giusta lucidità e lungimiranza, e a un accorpamento fra province". 

A inizio è stato letto un documento, sottoscritto dai sindaci di Alice Bel Colle, Bistagno, Cartosio, Cassine, Castelnuovo Bormida, Castelspina, Cremolino, Denice, Gamalero, Grognardo, Malvicino, Melazzo, Merana, Monbaldone, Montechiaro d'Acqui, Morsasco, Orsara Bormida, Ponti, Ponzone, Prasco, Ricaldone, Rivalta Bormida, Rocca Grimalda, Sezzadio, Spigno, Strevi, Terzo d'Acqui, Trisobbio e Visone di contrarietà rispetto alla realizzazione di un impianto di discarica rifiuti non pericolosi in località Cascina Borio nel comune di Sezzadio. "L'iniziativa ha l'obiettivo - hanno spiegato i sindaci - di richiamare l'attenzione sulla necessità di tutelare le risorse idriche di un territorio nel quale vivono circa 50 mila cittadini. Come ampiamente documentato dai numerosi contributi tecnici, nell'area di insediamento della discarica sono presenti due pozzi dell'acquedotto di Sezzadio e tre pozzi Amag, che non solo hanno risolto definitivamente le ricorrenti emergenze idriche di Acqui Terme, ma sono in grado di risolvere le emergenze idropotabili di un bacino di oltre 200 mila abitanti. Una discarica inserita lì sarebbe un non senso, e il rischio è di consegnare ai nostri figli una situazione grave e difficilissima da sanare". 
26/11/2013
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