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Politica

Provincia unica, Alessandria tende la mano ad Asti

Dopo il voto del Consiglio della autonomie e le polemiche “a caldo” con gli astigiani, il presidente Filippi tende la mano parla di collaborazione con Asti per la gestione delle competenze e l'integrazione dei territori
PROVINCIA - E' tempo di voltare pagina rispetto alla rivalità tra Asti e Alessandria. La provincia guidata da Paolo Filippi è pronta a sotterrare l'ascia di guerra e a tendere la mano ai cugini che, volere o no, diventeranno presto fratelli. Il Consiglio della Autonomie ha votato infatti mercoledì il riordino delle province piemontesi che passeranno da 8 a 4 (nella foto le province attuali). I nuovi confini della provincia di Alessandria si allargheranno a quelli di Asti.
Sui tempi e sulle modalità resta però ancora incertezza: “Entro 20 ottobre dovrà essere espresso il parere della Regione sulla base della proposta avanzata dal Consiglio delle Autonomie – spiega il presidente Filippi - e poi toccherà al Governo. Ma tutto il resto e' ancora indefinito, sia sui tempi che le risorse”.
C'è la spada di Damocle della sentenza dalla Corte Costituzionale, prevista a novembre, sul ricorso presentato da alcune Regione, tra cui il Piemonte, sulle nuovi meccanismi di elezione dei presidenti che, secondo il decreto sulla spending review di luglio, diventato legge, dovrebbe passare da diretto a indiretto: il presidente e i membri di una giunta molto ristretta sarebbero eletti dai consigli comunali dei comuni facenti parte della provincia. Le province diventerebbero enti di secondo grado le cui competenze (e le risorse) resterebbero tutte da decidere. Inutile, quindi, parlare ora di possibili sedi e nomi: “Non è questo il tempo. Credo che in questo momento di debba lavorare prima di tutto per integrare i territori e sfruttare le sinergie e i tanti punti di forza dei territori”, precisa Filippi.
Dello stesso avviso il vicepresidente Gianfranco Comaschi: “Il termine accorpamento non è forse quello più corretto, ma annessione lo è ancor meno. Sicuramente siamo soddisfatti della decisione del Consiglio. Del resto i dati di estensione territoriale e di popolazione non lasciavano dubbi al fatto che la scelta sarebbe andata in questa direzione. Ora però occorre fare uno sforzo per pensare a come costruire un soggetto nuovo che sia rappresentativo di tutto il territorio”. Da assessore al Bilancio, abituato più ai numeri che alle parole, Comaschi ammette che “sul fronte delle risorse peggio di così non si potrebbe andare, come sistema di enti locali”. Prima di fasciarsi la testa, “attendiamo di conoscere quali saranno le competenze attribuite e faremo poi le valutazioni, insieme”.
 
5/10/2012
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