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Provincia

La mobilitazione cresce: vanno a ruba i "limonti" della Cisl

Mentre prosegue il dibattito, tutto politico, sul nuovo disegno delle province piemontesi, i dipendenti pubblici scendono in piazza e i precari chiedono soluzioni. Buone le risposte all'iniziativa della Cisl, in piazzetta della Lega a distribuire "limonti" (limoni)
 12:40 Successo per l'iniziativa Cisl "limonti"
Una buona risposta dalla popolazione alessandrina all'iniziativa della Cisl di questa mattina, contro la spending review e la penalizzazione dei dipendenti del comparto pubblico, sempre più "spremuti, come limoni". Da qui è nata l'idea di distribuire materiale informativo e i "limonti", definiti tali dai rappresentanti Cisl. Oltre che nel centro cittadino, in piazzetta della Lega, il sit-in è stato portato anche all'interno della Provincia, nelle bacheche informative. "I dipendenti pubblici sono fermi al 2009, con Brunetta - spiega Fabrizio Sala della Cisl - e nel caso specifico di Alessandria, la situazione è doppiamente pesante: da un lato il Governo nazionale e dall'altro il dissesto del Comune". E questo sembra non essere il pensiero solo della Cisl, vista la risposta degli alessandrini all'iniziativa: dopo meno di un'ora dall'inizio (alle ore 10) delle due casse di limoni (circa 500 "limonti") ne erano rimasti solo una ventina. Stesso discorso per i volantini illustrativi sulla spending review e sulla "mobilitazione" del sindacato: "distribuiti quasi tutti alle 11". "Questa sarà solo la prima di una serie di iniziative - ha aggiunto Sala, che nei giorni scorsi per salvare i 60 dipendenti della Provincia a rischio, ha lanciato una 'provocazione-soluzione' - Perchè anche per loro non creiamo una azienda speciale, come ha fatto il Comune per i suoi precari?". Per ora resta solo l'interrogativo della proposta. Perché i "limonti", simbolo di asprezza e ristrettezza del periodo, invece sono andati a ruba, terminati. 


Chi appassiona il dibattito sulla nuova mappa delle province piemontesi? Sicuramente la classe politica che da qualche settimana si lancia in ipotesi diverse: Asti con Alessandria non piace alla provincia dell'Alfieri e allora si pensa  ad una ipotesi "Asti con Bra, Acqui e Casale"  o ancora, Asti con Cuneo e Alessandria con Novara? Affila le armi il presidente Paolo Filippi, che entro il 10 ottobre scioglierà le riserve sulle sue dimissioni, atto che gli consentirebbe di candidarsi alle prossime elezioni politiche ma che, intanto, non sembra disposto a farsi “scippare” una parte del territorio. “Mi dicono che molti esponenti astigiani stanno "lanciando" un iniziativa diretta a Chieri, Acqui Terme, Alba, Bra e Casale Monferrato per fare con loro una nuova provincia – scrive dal suo ormai seguitissimo profilo Facebook - Premesso che non credo, in questa fase, vista la legge e le sue interpretazioni, che ciò sia possibile, mi chiedo peraltro: che senso ha una azione di assoluta divisione, provocatoria, e che ha come unico scopo mantenere il titolo di capoluogo alla città di Asti. Mi spiace che dell'iniziativa siamo promotori anche importanti esponenti del mio partito (il Pd, ndr). Naturalmente fino ad ora non ho commentato nel merito i dibattiti sugli accorpamenti, o riordino come li chiama la legge. Ho assistito alle aperture astigiane su Alba e Bra. Ho letto dichiarazioni fuori luogo sul capoluogo alessandrino. Ma ora credo sia giunto il momento di respingere con forza questa iniziativa, che inizia inoltre al difuori di ogni corretto rapporto istituzionale e di dialogo propositivo e positivo. Ricordo agli esponenti politici astigiani fautori di questa iniziativa che se ne fossero dimenticati che la loro e' una provincia soppressa, al contrario di quella di Alessandria. E ricordo inoltre che la Provincia di Alessandria, con oltre 150 anni di storia, non sarà terra di conquista”.
Per sgomberare il campo da equivoci, anche il Pd alessandrino, con il coordinatore Daniele Borioli, dice la sua a nome del partito: “Le proposte del Pd alessandrino sul riordino delle province piemontesi, in particolare di quelle della nostra area territoriale, sono chiare. Noi sosteniamo un progetto di netta semplificazione, che prevede l’istituzione di quattro enti di “quadrante”: l’Area Metropolitana, coincidente con l’attuale Provincia di Torino; la Provincia di Cuneo; una nuova Provincia che unisca le attuali di Alessandria e Asti, con capoluogo naturale in Alessandria; una nuova Provincia che raggruppi le attuali di Vercelli, Novara, Biella e Verbania, con capoluogo naturale in Novara”.
 
E aggiunge: “è invece del tutto plausibile, che le nuove Provincie scaturiscano dall’accorpamento delle attuali, prese nella loro interezza. Meglio sarebbe, invece, che si cominciasse a ragionare su come riorganizzare il sistema dei servizi, in modo che la perdita dei “galloni” di capoluogo non determini per una città, e per il suo territorio di riferimento, una perdita secca di peso e valore.
Noi del Pd alessandrino su questo punto siamo pronti e disponibili. Fortunatamente, sappiamo esserlo anche diversi esponenti politici e istituzionali astigiani.
Auspichiamo, perciò, che prevalga il buon senso e venga messo da parte il “fondamentalismo campanilista” che in questi giorni si sta scatenando. E che rischia di portare Asti a farsi del male da sola.”
In questo quadro strategico, si alza la voce dei precari: circa 60 persone che lavorano soprattutto nel campo della formazione e dei progetti europei che rischiano seriamente di vedere sfumata ogni possibilità di ricollocazione in Provincia: “per molti di loro non è più possibile prorogare i contratti a termine scaduti e non neppure possibile procedere alle assunzioni a causa della spending review”, spiega Fabrizio Sala della Cisl Funzione Pubblica. Sala propone “provocatoriamente” che anche per loro, come è stato fatto per i dipendenti comunali dei servizi all'infanzia, si possa procedere con l'istituzione di un'azienda speciale. Intanto, oggi, lunedì, dalle 10 alle 12 i lavoratori della funzione pubblica Cisl scenderanno in piazzetta della Lega, ad Alessandria, per “denunciare” le distorsioni della legge taglia sprechi che “colpisce solo la catena più debole, ossia i lavoratori dipendenti”.
 
24/09/2012
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