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Alessandria

Fuga da Palazzo Monferrato: escono Provincia, comuni e Fondazione

La società Palazzo Monferrato "perde" i pezzi: escono Provincia, comuni e Fondazione Cassa di Risparmio. Resta solo Camera di Commercio che non intende cambiare i programmi: "ci sarà un tavolo di confronto con gli Enti e proseguiremo nell'attività di promozione"
ALESSANDRIA – Fuga da Palazzo Monferrato. La partecipata nata per promuovere la ex sede della Camera di Commercio, poi Asperia, sta perdendo i pezzi. “Si tratta di una scelta condivisa e concordata” – si affetta a dire Gianfranco Comaschi, vicepresidente e assessore della Provincia che nella Srl ha il 19% delle quote. Nonostante un bilancio in utile negli ultimi due anni (2010 e 2011 secondo quando dichiarato nel sito della Provincia di Alessandria alla voce partecipate) “le difficoltà economiche legate ai tagli, non solo della provincia, unitamente alle norme di legge che ci impongono di uscire dalle società che non hanno stretta attinenza con le deleghe, ci portano a questa scelta”, aggiunge l'assessore.
In totale potrebbero essere 52 le partecipate dalla quali la provincia di dovrà defilare. La prima, in ordine di tempo, sarà appunto Palazzo Monferrato dalla quale hanno già deliberato, o lo faranno a breve, l'uscita anche tutti i centri zona che sedevano nel consiglio di amministrazione: Acqui Terme, Alessandria, Casale, Novi Ligure, Ovada, Tortona e Valenza. Si chiama fuori anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e il cerino resta in mano alla Camera di Commercio

Se palazzo Palazzo del Monferrato oggi si propone “come centro espositivo e culturale in grado di offrire spazi e moderne attrezzature per ogni tipo di evento”, si legge nel sito internet cosa sarà domani?
Tramonta l'idea di un centro espositivo di prestigio? “La società non va in liquidazione – spiega invece Severino Bruno Fara (nella foto), amministratore delegato della Srl – e i comuni centro zona avranno ancora una loro voce all'interno di un tavolo di consultazione che affiancherà il consiglio di amministrazione”.
Fara, che ha portato avanti la trattativa, conferma che “la società Palazzo Monferrato diventa interamente di proprietà della Camera di Commercio, che è anch'esso un ente pubblico”.
Qualche risparmio arriverà anche semplicemente dalla cura dimagrante del consiglio di amministrazione, ad oggi presieduto da Pier Angelo Taverna. Ne sono vicepresidenti Maria Rita Rossa e Paolo Filippi. Figurano tra i consiglieri Piero Martinotti, Giorgio Demezzi, Pier Luigi Sovico, Andrea Luigi Oddone, Lorenzo Enrico Robbiano.
“La volontà e lo scopo della società sarà sempre quello di fare promozione attraverso una società in house che continuerà di fatto ad operare in sinergia con i comuni centro zona che se Palazzo Monferrato non è in perdita. E' evidente, però, che non ci sono più i margini di investimento di prima in eventi di grande richiamo, come le mostre”.
Potrebbe trattarsi di un tentativo, un esperimento a breve o medio termine, in attesa di tempi migliori. Certo è che su Palazzo Monferrato sono stati fatti importanti investimenti in passato per il recupero e che, in qualche modo, oggi va gestito per non lasciarlo in stato di abbandono.
Cos'è oggi Palazzo Monferrato

In seguito ai lavori di ristrutturazione, l’ex sede della Camera di Commercio di Alessandria è stata trasformata in Palazzo Asperia e ora in Palazzo del Monferrato: una struttura atta ad ospitare mostre, esposizioni ed eventi culturali di ampio richiamo. L’intento è stato altresì quello di valorizzare le produzioni locali, rendendo possibile il binomio "arte e territorio", attrezzando il quarto piano con un ristorante interno, la Buvette, dove i visitatori possono godere dei sapori e delle tradizioni alessandrine.
Il palazzo presenta una superficie di 2000 mq, suddivisi in quattro piani.
Al piano terra si trova il salone aulico attrezzato a spazio espositivo, che all’occorrenza può essere adibito anche a sala conferenze, essendo dotato delle necessarie strutture tecnologiche. Architettonicamente rilevanti sono il già citato salone, parzialmente rivestito in marmo e caratterizzato da una grande pittura murale, eseguita da Gianni Patrone su probabile bozzetto di Alberto Caffassi e la scala d’onore in travertino, modellata sull’esempio dei palazzi nobiliari barocchi.
Il secondo piano, ristrutturato secondo i più rigorosi standard museali, è adibito a vera e propria sede espositiva.
Gli uffici occupano esclusivamente il terzo piano, mentre la zona caffetteria e ristorante è, caratterizzata da una copertura in cristallo, che si affaccia sul cortile interno e sulle terrazze delle case circostanti.
14/01/2013
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