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Opinioni

Visioni strategiche

Ricordate Steve Bannon? In questi giorni, mentre l’Europa piange l’ennesimo massacro jihadista, Trump decide di dare il benservito a Bannon, che esce così anche dallo staff della Casa Bianca...
OPINIONI - Ricordate Steve Bannon?
Ne avevo parlato nel pezzo del 1° Maggio poco dopo che il grande amico di Trump e artefice della seconda parte della sua vittoriosa campagna elettorale era stato estromesso dal Comitato per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. Allora avevo ipotizzato (pura dietrologia… ma ragionevole) che lui fosse uno degli ispiratori del bombardamento “con gas nervino” a Idlib in Siria, di cui fu accusato immediatamente Assad. Le foto dei bimbi morti avevano commosso Trump e gli avevano fatto cambiare idea sul destino di Assad al potere (che Bannon vuole abbattere). In quell’occasione la “punizione esemplare” scatenata dalle navi USA era stata ridotta a pura sceneggiata salva-faccia grazie al buon senso dei militari del Consiglio di Sicurezza.
Ma Bannon, inviso ai militari e, sembra, anche alla corrente dei “newyorkesi” sostenuta dai banchieri della Goldman, dalla figlia di Trump, Ivanka, e da suo marito, Kushner, era comunque rimasto come consigliere strategico principale del Presidente e poteva influire su di lui con la sua visione del mondo e della missione geopolitica degli Stati Uniti.
Una visione, come ho scritto, ispirata alle teorie di Strauss e Howe che leggono nella storia americana dei cicli di circa 80-100 anni che iniziano con eventi catastrofici e catartici per la nazione: “Abbiamo avuto la Rivoluzione, la Guerra Civile, la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale. Questa è la Quarta Grande Svolta nella storia americana.” E aggiungono “L’Occidente giudaico-cristiano è al collasso. Sta implodendo sotto i nostri occhi, e il contraccolpo sarà terribile” “La guerra è vicina, anzi è già qui”.
Gianni Riotta su La Stampa del 20 Agosto scrive di Bannon: “seguace del filosofo fascista Julius Evola, persuaso che l’Apocalisse sia alle porte e che serva fare la guerra, commerciale dapprima, alla Cina per l’egemonia mondiale.”
Bene, in questi giorni, mentre l’Europa piange l’ennesimo massacro jihadista, Trump decide di dare il benservito a Bannon, che esce così anche dallo staff della Casa Bianca. La ragione ufficiale sembra un contro senso: mentre il Presidente ha fatto minacce roboanti di possibili soluzioni militari contro la Corea del Nord (in accordo con il Segretario di Stato Tillerson e il capo del Pentagono Mattis), Bannon, in un’intervista ad un giornale, ha affermato che non esiste alcuna soluzione militare, mandando su tutte le furie i suoi colleghi che sono invece convinti che il pazzo-freddo Kim-Jon-Un si spaventi alle loro dichiarazioni. Che questo episodio sia dovuto ad un errore tattico di Bannon lascia molto perplessi. Sembra più la creazione intenzionale di una giustificazione offerta a Trump per dare soddisfazione alla corrente dei “newyorkesi” mantenendo, però, la sua amicizia e lavorando per lui da fuori ad una agenda che Trump condivide ma che oggi non riesce a mandare avanti per i freni interni allo staff e al partito repubblicano.

Devo comunque ammettere che, per quanto, secondo me, poco condivisibile e un po’ allucinante, Trump ha una strategia per il suo paese, ha, o si fa dare, una visione del futuro del mondo e del ruolo che gli Stati Unti vorrebbero avere. Bannon ha una visione strategica ed era stato assunto proprio con lo scopo di indirizzare le azioni del Presidente secondo questa visione.

Sempre su La Stampa del 20 Agosto le pagine successive erano dedicate alla nostra politica interna. E quali erano i temi importanti su cui verte il dibattito politico nostrano? I tre titoli principali riguardavano: Matteo Renzi che deve essere candidato premier del PD anche con il proporzionale, Vasco Errani che non prosegue il mandato di commissario al terremoto per candidarsi con Pisapia, e una pagina intera dedicata ai possibili candidati a primo ministro. Siamo forse sotto elezioni? No. Ma per i politici nostrani è come se lo fossimo sempre, questo è l’unico tema che li coinvolge seriamente tutti quanti: il cadreghino. Che visione geopolitica per il nostro ruolo nel mondo! Che visione strategica per il futuro del paese e dei suoi cittadini! Che lungimiranza per la soluzione dei problemi economici e occupazionali del paese!
Il confronto con gli USA si impone ed è disperante. Come può un paese andare avanti a lungo in questo modo, affrontando i problemi solo in situazioni di emergenza e con leggi di emergenza?

Però gli avvenimenti di questi giorni ci impongono anche altre considerazioni.

La campagna elettorale di Trump, pilotata da Bannon, che ha puntato su “America first” contro la globalizzazione, ha anche puntato contro l’immigrazione: ricordate il muro di migliaia di kilometri da far pagare al Messico? o il bando all’ingresso in USA di chi proviene da paesi islamici (non tutti, però…)?. Con la guerra all’Obamacare Trump ha anche risvegliato lo spirito di indipendenza, autonomia, responsabilità per il proprio destino, tipico dei coloni del far west, ma anche il disprezzo per chi non è capace di cavarsela da solo e l’idea suprematista della destra bianca.
Il bubbone è cresciuto in questi primi mesi di presidenza ed è scoppiato a Charlottesville, dove la peggior destra razzista e antisemita del Ku-Klux-Klan (e non solo) si è sentita autorizzata a rialzare la testa, a uscire allo scoperto e a riaggregarsi pubblicamente. La reazione pubblica di Trump non ha certo aiutato a calmare le acque e le contromanifestazioni dei “democratici” con lo stupido abbattimento dei monumenti degli eroi sudisti ha peggiorato la situazione.
In sostanza l’America (una parte) ha riscoperto che nel proprio profondo sono ancora vive le ideologie e l’emotività che causarono la guerra civile di circa 150 anni fa.

Di fronte a questi fatti sorge spontanea la considerazione che, forse, non basta avere una visione strategica per il proprio paese, contano anche i contenuti, la visione del mondo e l’idea di umanità e di convivenza civile che la ispirano.

Allora, visto che il rischio, anche dalle nostre parti, è che riemergano ideologie che francamente non rimpiangiamo e che esse possano ispirare le visioni strategiche di qualcuno, l’incavolatura per la qualità miserabile della politica italiana mi si attenua un po’.
Sarà una ben magra consolazione, ma chi si ricorda il periodo del nazismo e del fascismo, penso, apprezzerà.

Ma mi resta ancora una considerazione da fare.
L’Italia è piccola, l’Europa qualcosa conta, l’America del Nord è grande, il mondo occidentale lo è ancor di più, ma non è tutto il mondo.
L’influenza che la cultura occidentale ha nel mondo si sta riducendo, altre potenze economiche, altre culture si sono affacciate sulla scena internazionale. E queste hanno visioni strategiche basate su ideologie diverse non necessariamente compatibili con le nostre. Un segnale recente tra i tanti, ma molto chiaro, di come potrebbero andare le cose ci è arrivato dal “califfo” turco Erdogan che ha invitato i turchi di Germania a non votare la Merkel.

Avere una visione strategica basata su ideologie sbagliate è rischioso, ma non averne mentre altri cercano di imporre la loro non sembra saggio.
Pensarci seriamente mi sembra, quindi, urgente…
1/09/2017
Marcello Favareto - redazione@alessandrianews.it
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