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Intervistando la storia

Un bergamasco a Pozzolo: il condottiero di ventura Bartolomeo Colleoni

Il castello di Pozzolo Formigaro, oggi sede comunale, ha tuttora l’aspetto di una roccaforte di pianura, e non sulla cima delle colline o a guardia di passi e salite. A tutto c’è una spiegazione, e noi, grazie agli studi di Italo Cammarata, possiamo chiederlo a un protagonista della storia militare italiana del XV secolo: il condottiero di ventura Bartolomeo Colleoni
INTERVISTANDO LA STORIA - Il castello di Pozzolo Formigaro, oggi sede comunale, ha tuttora l’aspetto di una roccaforte di pianura, e non sulla cima delle colline o a guardia di passi e salite. A tutto c’è una spiegazione, e noi, grazie agli studi di Italo Cammarata, possiamo chiederlo a un protagonista della storia militare italiana del XV secolo: il condottiero di ventura Bartolomeo Colleoni.

Perché un castello qui, in pianura? Di solito rocche e fortezze sono in collina.
E’ la visione che avete voi dall’epoca del Romanticismo fino ai film di Disney: dame, cavalieri, duelli, tornei e, ovviamente, castelli in cima a colline e speroni rocciosi, con torri altissime quasi volessero sfidare il cielo. La realtà storica è ben diversa.

E qual è?
I castelli sono soprattutto macchine da guerra, e vengono costruiti dove servono, anche in zone pianeggianti: lo dimostrano gli innumerevoli castelli della Pianura Padana.

E occorreva davvero fare un castello a Pozzolo?
Sì, perché Gavi e Novi, già parte del ducato di Milano, vennero infeudate da Filippo Maria Visconti alla famiglia genovese dei Fregoso (dopo che Genova si era già ribellata al ducato!!!), e quindi potevano essere basi per i nostri nemici che puntavano a controllare non solo la via Postumia, ma anche l’altra grande strada romana, la Aemilia Scauri, che collegava il porto di Savona con Acqui Terme, Tortona e, da lì, con Milano e il Nord Europa oppure con la Pianura Padana e l’Est Europa.

Un incrocio stradale così andava sicuramente difeso al meglio.
E’ vero. L’area era minacciata da Francesi e Monferrini: questi ultimi, nell’autunno del 1452, presero Pozzolo e il suo castello per il tradimento di Giovanni della Noce, feudatario del luogo.

E a quel punto, toccò a voi.
Nel gennaio 1453 ripresi il controllo di Pozzolo: data l’importanza strategica del luogo, Francesco Sforza mi inviò l’ingegnere ducale Bartolomeo Gadio da Cremona che, tra maggio e agosto, rimise in ordine il castello realizzando, tra l’altro, l’ingresso a rivellino che tuttora potete ammirare. A settembre fui ben lieto di tornarmene a casa, a riabbracciare mia moglie Tisbe e le mie figlie, che i Veneziani avevano preso come ostaggi e, da poco tempo, liberate.

Un castello rifatto ex-novo resiste meglio agli assedi: ma che fare in caso di tradimento, come quello di Giovanni della Noce?
L’unica soluzione, in questo caso, è affidarlo a una persona sufficientemente fidata. Nel febbraio 1454 Francesco Sforza lo infeudò a Perino dei marchesi di incisa, come ricompensa per aver catturato il della Noce: dopo la sua morte, lo concesse a Micheletto Attendolo…

Micheletto Attendolo, suo cugino paterno, già comandante alla Battaglia di San Romano (1432) e in quella di Anghiari (1440)?
Certo, proprio lui: lo potete vedere ritratto al centro del dipinto di Paolo Uccello che raffigura l’attacco a San Romano, ora al Louvre di Parigi. Mettere un proprio consanguineo come signore di Pozzolo Formigaro dà la misura dell’importanza strategica di questo luogo. Lo capì anche Luigi XII re di Francia che, divenuto Signore di Milano dopo aver cacciato Lodovico il Moro, nell’ottobre 1499, infeudò Pozzolo ad Yves d’Alègre, valoroso comandante già in Italia al seguito di Carlo VIII nel 1494, che ricevette contestualmente l’incarico di Capitano di Savona: sotto la sua responsabilità erano i due estremi della via Aemilia Scauri.
9/01/2019
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