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Salute

Terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva e psicomotricista: ecco le differenze

Spesso si sente parlare di psicomotricità che fa bene ai bambini, a chi rivolgersi, quando e perchè?
SALUTE - Molto spesso i genitori potrebbero aver sentito parlare di psicomotricità o percorsi psicomootori come qualcosa di utile ai bambini, o anche come percorsi che aiutano i bambini a superare difficoltà o disturbi dello sviluppo. Quanti però conoscono la differenza fra psicomotricità e neuro-psicomotricità, fra psicomotricisti e terapisti della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva (T.N.P.E.E.) e soprattutto quanti sanno a chi rivolgersi e quando?

La neuropsicomotricità e il terapista della neuro e psicomotricità (T.N.P.E.E.) quando nascono? Con il D.M. 17 gennaio 1977 n. 56 del ministero della salute, vengono individuati tra le figure delle professioni sanitarie della riabilitazione anche i T.N.P.E.E. assieme a noi sono state normate anche tutte le altre figure delle professioni sanitarie (logopedisti, fisioterapisti, ecc). Con questo decreto si sancisce che solo chi è in possesso del diploma di laurea triennale è riconoscibile come professionista che può eseguire percorsi di tipo: preventivo o ri-abilitativo, individualizzato. Il neuropsicomotricista opera solo in età evolutiva, nello specifico copre la fascia d'età dai 0 ai 18 anni. All'interno di un'equipe multidisciplinare il T.N.P.E.E. opera per supportare lo sviluppo neuro e psicomotorio del bambino integrando le sue competenze con quelle dei colleghi specializzati in altre discipline (es. psicologi, logopedisti, ecc)

Di cosa si occupa il T.N.P.E.E. e chi può indirizzare una famiglia a intraprendere un percorso di neuropsicomotricità? Il T.N.P.E.E. si occupa di prevenzione, terapia e ri-abilitazione in ambito sanitario. Solitamente ad indirizzare una famiglia verso una presa in carico da parte di un T.N.P.E.E. possono essere: pediatri, neuropsichiatri infantili, psicologi o psicoterapeuti ma anche logopedisti o altri colleghi che reputino importante effettuare una presa in carico globale del loro paziente. Il T.N.P.E.E. effettua una valutazione neuro-psicomotoria che consiste nell'osservazione e/o somministrazione di test standardizzati per valutare tutti gli aspetti che riguardano lo sviluppo del bambino (dal punto di vista neurologico, neuropsicologico, motorio, tonico ecc.), successivamente il terapista valuterà e proporrà alla famiglia, con il rilascio di una relazione, il percorso di presa in carico più idoneo per il bambino che ha valutato.

La cornice teorica all’interno della quale opera il T.N.P.E.E. è rappresentata dal Modello bio-psico-sociale della disabilità suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). I riferimenti operativi per l’individuazione degli obiettivi dell’intervento del TNPEE sono forniti dalla Classificazione Internazionale del Funzionamento, delle Disabilità e della Salute - Versione Bambini ed Adolescenti (ICF-CY), elaborata dall’OMS. L’area di intervento è, quindi, rappresentata dalle Disabilità dello sviluppo, intese come quelle situazioni in cui in conseguenza di una malattia, di un disturbo o di una menomazione, comunque determinata, il soggetto presenta difficoltà nell’attualizzazione delle abilità necessarie alle attività e alla partecipazione e, più in generale, alla realizzazione del progetto di crescita.

Attua interventi terapeutici-riabilitativi nelle menomazioni per favorire i processi di riorganizzazione funzionale; svolge attività terapeutica per le disabilità neuropsicomotorie, psicomotorie e neuropsicologiche utilizzando tecniche specifiche per fasce d’età e per singoli stadi di sviluppo, adattando gli interventi alle particolari caratteristiche dei pazienti con quadri clinici multiformi che si modificano nel tempo in relazione alle funzioni emergenti. Interviene sull’emergenza di abilità, favorendo l’emergere delle funzioni, al fine di garantire le attività e la partecipazione del soggetto, compatibilmente all’età e al livello di sviluppo.

In ambito preventivo interviene nella duplice prospettiva: (a) di “prevenire” l’attualizzazione di percorsi di sviluppo atipici nelle situazioni di rischio, sia biologico che sociale; (b) di “prevenire” processi di esclusione del soggetto diversamente abile, favorendo la generalizzazione delle competenze apprese nel setting terapeutico agli abituali contesti di vita.

Chi può definirsi psicomotricista? Tutti coloro che hanno conseguito: una laurea di 1° livello in Scienze della formazione, in Scienze psicologiche, in Scienze motorie o in Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva (in considerazione del DM 10 marzo 1997 possono essere ammessi anche senza laurea gli insegnanti e gli educatori che hanno realizzato la loro formazione entro l’anno scolastico 2001-2002 e che hanno esercitato continuativamente la propria attività lavorativa in ambito educativo) e che successivamente hanno frequentato o una scuola privata biennale o triennale in psicomotricità o un master universitario in psicomotricità educativa e preventiva. E che alla fine del percorso di studi abbiano sostenuto un esame di accesso ad un elenco professionale.

Quando mi rivolgo ad uno psicomotricista e chi può indirizzarmi? Solitamente per difficoltà di tipo relazionale o comportamentale di tipo sfumato (leggera timidezza o impulsività o ipercinesia), le insegnanti di scuola o i pediatri consigliano un percorso di tipo educativo-preventivo alle famiglie, in piccolo gruppo. Questo è un percorso di tipo socio-educativo, sfruttando il piccolo gruppo di pari lo psicomotricista lavora sulle competenze sociali, emotive e relazionali dei bambini.

Dott.ssa Marta Salvio
T.N.P.E.E.

FisicALmente, Alessandria
salviomarta@gmail.com
fisicalmente@gmail.com
25/09/2018
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