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Opinioni

Shoah senza fine

Difficile prevedere se gli accordi di Parigi tra Germania, Francia, Italia e Spagna stipulati alla presenza dei premier di Libia, Niger e Ciad avranno effetti positivi sui flussi migratori in atto e se l’accoglienza dello straniero indicata dall’Evangelo dei cristiani potrà essere regolamentata in equilibrio tra umanità e realismo. Lo vedremo nei prossimi mesi

OPINIONI - Difficile prevedere se gli accordi di Parigi tra Germania, Francia, Italia e Spagna stipulati alla presenza dei premier di Libia, Niger e Ciad avranno effetti positivi sui flussi migratori in atto e se l’accoglienza dello straniero indicata dall’Evangelo dei cristiani potrà essere regolamentata in equilibrio tra umanità e realismo. Lo vedremo nei prossimi mesi.

Ora però si possono tentare alcune valutazioni a caldo. I dati in possesso dell’Occidente dicono che i flussi sono numericamente crollati nel giro di una anno e dunque prima dei summenzionati incontri parigini. La conclusione dovrebbe essere ovvia: ci sono stati interventi adeguati e parzialmente decisivi, già posti in essere. Al riguardo sarebbero opportune alcune assicurazioni perché se il risultato fosse conseguente ad accordi sotto banco tra Stati europei ed i trafficanti di persone, se i profughi dai Paesi della miseria africana fossero stati trattenuti per esclusivo vantaggio dei “predoni” in campi libici, allora residuerebbero inquietanti perplessità. Non è certo una pubblicazione di rottura, ma il quotidiano dei vescovi italiani a riportare le notizie più devastanti sui trattamenti riservati alle persone detenute dalle guardie libiche. Le persone vengono uccise e gettate nelle buche, i prigionieri vengono frustati più volte al giorno per futili motivi; buche e fosse comuni vengono ricoperte solo quando sono al limite della capienza di centinaia e migliaia di cadaveri. Ci vuol poco a richiamare la tragedia della Shoah o quella delle foibe, sia pure al netto del numero dei morti, per ora ben sotto il limite delle predette drammatiche vicende. C’è da augurarsi che la Farnesina oltre a smentire che ci siano stati intese sotto/banco coi “predoni” del deserto (sui quali i premier africani intervenuti a Parigi non hanno controllo alcuno) voglia anche dimostrarlo di fronte all’opinione del mondo, prove alla mano. Per ora tutta la disponibilità a prestar fede alle dichiarazioni.

Una seconda valutazione a caldo attiene la dialettica (eufemismo) intervenuta tra componenti dell’esecutivo del nostro simpatico Paese. Sicuramente sul momento non potrebbe ipotizzarsi una preoccupazione per la tenuta dell’ordine democratico in Italia, ma sul futuro, a medio termine, non scommetterei un bottone della mia camicia. Le irresponsabili sirene del populismo che aizzano continuamente l’opinione pubblica, sempre contro e mai a giudizio sui fatti e sugli eventi, trovano un ascolto attentissimo quando si parla del pericolo profughi e della incapacità delle Istituzioni a fronte di uno dei drammi della svolta storica che viviamo. E trovano udienza le soluzioni più improbabili e più devastanti per la democrazia: l’autoritarismo e, molto peggio i totalitarsimi hanno sempre goduto di consensi e grazie ai consensi precostituiti si sono spesso imposti. Sarebbe opportuno che singoli ministri di un governo concordassero le vie degli interventi e delle dichiarazioni.

Alla fine, so di ripetermi. Va bene un freno che faccia regole all’accoglienza, ma non sono ammissibili illusioni e stupisce che l’Europa faccia finta di non saperlo. Ancora una volta richiamo Machiavelli che, pure in un contesto diverso, affermava che nessuno è in grado di fermare le fughe dovute a fame e necessità. Le folle dei “dannati” continueranno a premere sulle frontiere ritenute, a torto o ragione poco importa, le porte dell’opulenza. Però l’accoglienza non può che riguardare tutto l’Occidente: preso nell’insieme potrebbe farcela, l’Italia da sola no. Resta inteso che il fallimento dell’Italia rischia di determinare un fallimento ben più generalizzato.

Un amico, ben capace di leggere le cose della storia e della contemporaneità, mi cita sempre l’icastico giudizio di Winston Churchill sugli accordi di Monaco del 1938: “si poteva scegliere tra guerra e disonore; si è scelto il disonore e si avrà la guerra”. Parafrasando direi che si può scegliere tra il disonore e l’accoglienza, non vorrei che scelto il disonore si verifichi un’invasione senza regole. Tentare di non vedere, come ha fatto l’occidente di fronte alla distruzione degli Ebrei, potrebbe rendere infinito, anche in questa vicenda, l’abisso di una ripetuta Shoah.


 
3/09/2017
Agostino Pietrasanta - redazione@alessandrianews.it
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