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Opinioni

No tenim por. Barcelona reagisce

Barcelona è una città ferita. Ma è anche una città che resiste, che reagisce, che torna subito a essere come è sempre stata: aperta, accogliente, meravigliosa...
 
OPINIONI - Barcelona è una città ferita. Il brutale attacco di un terrorismo insensato ha lasciato il segno. Ma è anche una città che resiste, che reagisce, che torna subito a essere come è sempre stata: aperta, accogliente, meravigliosa. Il popolo catalano ha risposto ancora una volta in modo mirabile. "Non abbiamo paura", ripeteva con una sola voce la folla impressionante che si è riversata in Plaça de Catalunya il giorno dopo quel maledetto giovedì 17 agosto. Ada Colau, l'amata alcaldesa, già figura di spicco del movimento di lotta per il diritto alla casa, ha subito scritto un twit efficacissimo: "Barcelona città della pace. Il terrore non otterrà che smettiamo di essere quello che siamo: città aperta al mondo, coraggiosa, solidale".
La Ciutat Comtal, in effetti, ha delle caratteristiche uniche, che derivano dal suo passato straordinario. È la città della più importante esperienza autogestionaria - negli anni Trenta del Novecento - che la storia ricordi, un mirabile modello libertario spazzato via dalla dittatura franchista, alla quale i catalani non si sono mai rassegnati. La città che accoglie i rifugiati. Che rivendica il diritto all'autodeterminazione, difendendo la propria identità, ma in un contesto federale ed europeo. È una città che è risorta economicamente con il turismo e le Olimpiadi del 1992, ma che è attenta a non perdere la propria anima popolare e catalana, al punto da voler (giustamente) mettere ora un freno al turismo selvaggio e irrispettoso.
Un mix di culture, di esperienze, di persone libere e vitali, che una banda di ragazzini jihadisti, giovani nichilisti funzionali al progetto malato di uomini di potere e di odio cieco, ha cercato di colpire e di spezzare. Non riuscendoci affatto. La Rambla è un modello di integrazione che dobbiamo difendere. «Il mondo in una strada», titolava bene il quotidiano «la Repubblica» sabato 19 agosto, evidenziando come l'attentato avesse colpito persone di trentacinque nazionalità diverse.
E la gente è tornata subito ad affollare le ramblas; la voglia di normalità ha prevalso. Domenica sera è pure riniziata la Liga, l'appassionante campionato di calcio spagnolo che vive della rivalità tra il Futbol Club Barcelona, che per tutti i suoi tifosi è da sempre “més que un club”, e l'odiato Real Madrid. In questa occasione, però, tutto lo sport iberico si è stretto attorno alla squadra blaugrana, che per l'occasione sulle proprie casacche non aveva stampato il nome dei giocatori, ma solo la scritta "Barcelona". Al mitico Camp Nou è finita due a zero per la squadra di casa contro il Betis Sevilla, ma il risultato conta poco. Decisamente di più il clima di condivisione, di fraternità che si coglieva sugli spalti.
La migliore risposta all'attacco è l'unità. Colpiva, ad esempio, la vicinanza in quella piazza commossa che già abbiamo ricordato, o alla Sagrada Famiglia - tra i simboli della città e tra gli obiettivi dei folli progetti jihadisti - della sindaca Colau e del governatore catalano Puigdemont con Mariano Rajoy e re Felipe vi. Certo, resta tutta da affrontare la questione dell'indipendenza della Catalunya. Il referendum convocato unilateralmente il 1 ottobre potrebbe avere effetti dirompenti sul fragile equilibrio politico della monarchia spagnola. Del resto, la Catalunya ha una propria lingua, una storia e un’identità specifiche, per nulla riducibili al predominio castigliano. Vedremo cosa succederà nelle prossime settimane. Questi, però, sono i giorni del lutto e dell'unità.
La risposta è stata forte, bella, partecipata. Barcelona, dove ci si sente sempre sicuri anche senza barriere, non cambia e non cambierà. Questa è la sconfitta del terrore. E presto ci troveremo di nuovo alle fontane di Canaletas per festeggiare i trionfi sportivi di Messi e compagni, mentre milioni di turisti continueranno a percorrere quotidianamente le Ramblas con il sorriso e la voglia di vivere. Liberi.
21/08/2017
Giorgio Barberis - redazione@alessandrianews.it
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