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Opinioni

Gavi anni '70 alla Fondazione Prada: arte e territorio uniti dalla tivù

Nella mostra di Francesco Vezzoli focus su Eugenio Carmi, il pittore che ha amato Gavi e ne fatto un cenacolo d’artista
OPINIONI - Chiude il 25 settembre a Milano, alla Fondazione Prada la mostra “TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai”, progetto concepito dall’artista Francesco Vezzoli e sviluppato in collaborazione con la Rai.
Legami con Alessandria? A parte l’attrattività dello spazio espositivo, da vedere in sé, il legame è inequivocabile e curioso. A fare da trait d’union un artista, Eugenio Carmi (Genova 1920 - Lugano 2016), da poco scomparso, che con Alessandria, e con la Rai, ha sempre avuto legami stretti e tutt’altro che occasionali. E, grazie e attorno a lui, e alla sua opera, un filmato, che è stato possibile vedere integralmente, ma non credo sia difficile recuperare nelle teche della Rai, in cui l’Alessandrino, nella fattispecie Gavi e le sue colline, sono presenti in maniera tutt’altro che marginale. Ma non è tutto. Di Lisetta Carmi, sorella dell’artista e a sua volta grandissima fotografa, la mostra presenta una selezione dei celebri scatti sui travestiti di Genova, vera raccolta cult degli anni ’70. Tra parentesi la famiglia dei Carmi, nella persona della madre, una Pugliese, aveva origine nella nostra città.

Cerchiamo di spiegare, e così di incuriosire non solo i cultori del territorio e della sua storia culturale, che vede la Gavi nel “secolo scorso” abitata da più di un personaggio di spicco della cultura di allora.
“Tra esperienza individuale e mitologie collettive, l’esposizione traduce lo sguardo di Vezzoli in una forma visiva che esplora la produzione televisiva degli anni Settanta”. Questo il sommario che spiega il senso di un percorso fatto di filmati e di opere d’arte, in cui Vezzoli (Brescia 1971), star dell’art system, propone una storia d’Italia e di se stesso attraverso la televisione e gli artisti che alla tv in varia maniera si sono riferiti o che dalla essa sono stati ispirati.

“TV 70” è concepita infatti “come una sequenza di associazioni visive, nell’alternanza tra luce e buio, una successione di documenti provenienti dagli archivi delle Teche Rai accostati alla materialità di dipinti, sculture e installazioni. E si conclude all’interno del Cinema della Fondazione Prada con una nuova opera di Francesco Vezzoli “Trilogia della Rai” (2017), costituita da un montaggio di estratti televisivi che hanno segnato la sua infanzia e adolescenza, inseriti all’interno del flusso televisivo che ingloba generi e registri diversi”. Nell’ambito delle “Maratone TV 70” è stato possibile vedere integralmente sul grande schermo – tra gli altri – il filmato di cui sopra, da cui si può avere un’idea di quella che era negli anni ’70 la celebre Cheirasca di Gavi, convento del ‘700 che fu all’epoca una sorta di Factory alla Andy Warhol, fatta di artisti, scrittori e contadini, un laboratorio di idee, anche dal punto di vista delle tecniche agricole, riduttivamente indicato come una “comune”. Alla Cheirasca, allora dimora di Carmi e della sua famiglia, come pure a Boccadasse di Genova, nella Galleria del Deposito dove è ambientato in parte il filmato, che fu un innovativo e rivoluzionario studio di multipli d’arte, si produsse una miracolosa commistione di cervelli e di idee, di slancio democratico e di divertimento intelligente che portò, per esempio artisti come Max Bill e Lucio Fontana a condividere il progetto della serigrafia, come mezzo per diffondere l’arte a un prezzo equo, presso le classi meno abbienti. Un’esperienza che formò generazioni di artisti e che il video (in cui compare anche un giovane e non del tutto riconoscibile seppur sempre frizzante Giulio Masoni, architetto alessandrino) rende in tutta sincerità un progetto non elitario, di cui oggi riconosciamo il valore utopicamente democratico, del quale la “riproducibilità tecnica”, complice la televisione protagonista della mostra, enfatizza e in un certo senso valorizza l’autenticità degli intenti.

C’è da notare che lo speciale su Carmi - intitolato Incontri. Un’ora con Eugenio Carmi - diretto da Enzo Tarquini, con la collaborazione Sandra Giannattasio, curatore della serie Gastone Favero andato in onda su quello che allora si chiamava secondo canale il 18 giugno 1973, proponeva un’ora di tv su un artista contemporaneo, tempi impensabili nel “mordi e fuggi” di oggi. Per di più in orario di prima serata.
La mostra è davvero un interessante cavalcata nella tv di quegli anni, tra tg in bianco e nero e raffinatissimi interventi degli artisti più concettuali come Paolini nella messa in scena di opere teatrali, ancora oggi veramente straordinarie per allestimento e ideazione.
Qualcuno potrà chiedersi se l’arte ha dimora in quelle sale. La risposta è sì.

TV70: Francesco Vezzoli guarda la Rai
Fino al 24 settembre
Fondazione Prada
Largo Isarco 2 - Milano
T. +39 02 5666 2611
www.fondazioneprada.org
18/09/2017
Maria Luisa Caffarelli - redazione@alessandrianews.it
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