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Serravalle Scrivia

Kme, nuove tensioni e tentativi di dialogo

Altre quattro ore di sciopero alla Kme di Serravalle Scrivia. Oggi, tuttavia, sindacati e azienda tornano a confrontarsi sul piano industriale e sul futuro dello stabilimento
Segnali di distensione ma anche nuovi attriti tra la dirigenza della Kme di Serravalle Scrivia e le rappresentanze sindacali. Ieri, giovedì, le Rsu di Cgil e Cisl hanno indetto altre quattro ore di sciopero, dopo che già la scorsa settimana avevavo osservato otto ore di astensione dal lavoro. Alla base diverse motivazioni, ma sempre legate al piano industriale presentato. "L'azienda ci ha comunicato l'intenzione di dare in appalto ad una ditta esterna, che già lavora per il gruppo, una lavorazione poichè è statpo registrato del ritardo nelle consegne - spiega il delegato Fiom Cgil - E' una scelta che non condividiamo, nle momento in cui si continua a parlare di esuberi di personale. A nostro avviso c'erano le risorse interne per fare il lavoro".

Dallo scorso mese di dicembre tra i sindacati e la dirigenza del gruppo è in corso un braccio di ferro sul piano industriale presentato dall'azienda che prevede la mobilità per 60 persone e lo spostamento della produzione di tubi industriali ad uno stabilimento in Francia. Il sindacato si è detto, nei vari incontri, disposto a discutere del piano indutriale, "stralciando" però la partita delgi esuberi. Su questo punto la scorsa settimana i rapporti tra le parti si erano raffredati al punto che il sindacato aveva indetto 8 ore di sciopero e l'azienda, per contro, aveva indetto assemblee per parlare direttamente con i lavoratori. "Non abbiamo mai voluto scavalcare le rsu, ma riteniamo che la situazione sia tale da richiedere un contatto diretto con i dipendenti, ai quali intendiamo spiegare i motivi delle scelte", aveva detto la responsabile del personale di Kme Serravalle. Per i sindacati, invece, la convocazione di assemblee dirette, oltre tutto in una giornata di mobilitazione, era una "provocazione" inaccettabile. "In ogni caso questa mattina, venerdì, - dice ora Angelo Paternò - l'azienda ci ha chiesto un confronto al quale, certo, non ci sottrarremo". I sindacati temono che la scelta di spostare un'intera area produttiva all'estero possa essere troppo rischioso per il futuro dello stabilimento in cui lavorano circa 400 persone. E insistono sul fatto che gli eventuali licenziamenti vadano affrontati in un tavolo separato.
24/02/2012
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