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Economia

In piazza l’alleanza per il Made in Italy

All’iniziativa presenti molti comuni alessandrini. Per Coldiretti: “determinante impedire l’uso improprio di risorse pubbliche per la commercializzazione sui mercati esteri di prodotti di imitazione e ribadire il 'no? agli Ogm”
Anche molti comuni della provincia di Alessandria, dopo aver appoggiato durante i consigli comunali la delibera a favore della tutela del vero Made in Italy, hanno preso parte alla manifestazione promossa dalla Coldiretti, in piazza Montecitorio a Roma, assieme alle associazioni dei consumatori e degli ambientalisti, ai cittadini e ai rappresentanti delle Istituzioni a livello nazionale, regionale e locale, a partire dai Sindaci con trecento gonfaloni.
Con i soldi dello Stato si licenza in Italia e si assume in Romania”, “l’Imu gli italiani finanziano il pecorino rumeno” ma anche “No agli Ogm che uccidono il Made in Italy”: questi alcuni degli slogan scritti sui cartelli che i migliaia di manifestanti hanno innalzato per esprimere la contrarietà della piazza alle dichiarazioni del ministro dell’Ambiente Corrado Clini al Corriere della Sera che sono ritenute in contrasto con l’opinione della maggioranza degli italiani e un danno per l’agroalimentare italiano.
Per l’occasione la caciotta e il pecorino prodotti completamente in Romania da una società partecipata dello Stato italiano sono stati portati per la prima volta dal presidente della Coldiretti Sergio Marini in piazza “in bella vista” a disposizione delle autorità e dei cittadini. Un esempio eclatante in cui lo Stato favorisce la delocalizzazione e fa concorrenza agli italiani sfruttando il valore evocativo del marchio Made in Italy che è il principale patrimonio del Paese ma è spesso banalizzato, usurpato, contraffatto e sfruttato.
Il pecorino e la caciotta sono alcuni dei prodotti realizzati in Romania da Lactitalia Srl con latte rumeno ma commercializzati con nomi e immagini che evocano e sfruttano l’italianità. Lactitalia è una società partecipata dalla Simest, società per azioni controllata dal Ministero dello Sviluppo Economico.
Nelle delibere viene sancito l’impegno, “con particolare riferimento all’operato della finanziaria pubblica Simest che dipende dal Ministero dello Sviluppo Economico, ad intraprendere iniziative per impedire l’uso improprio di risorse pubbliche per la commercializzazione sui mercati esteri di prodotti di imitazione Italian sounding, a favore, invece, della promozione dell’autentico Made in Italy”. In particolare “si fa riferimento all’utilizzo improprio di risorse pubbliche da parte della Società italiana per le imprese all’Estero - Simest s.p.a. (società finanziaria di sviluppo e promozione delle imprese italiane all’estero controllata dal Ministero dello sviluppo economico) destinate a finanziare direttamente o indirettamente la produzione o la distribuzione di prodotti alimentari che non hanno nulla a che fare con il tessuto produttivo del Paese. Le operazioni di sostegno dell’Italian sounding, da parte della Simest, determinano danni gravi in quanto bloccano ogni potenzialità di crescita delle imprese italiane a causa della saturazione del mercato con prodotti che richiamano qualità italiane senza essere di origine nazionale, impedendo ai consumatori di effettuare una corretta comparazione sulla base della diversa qualità e convenienza con prodotti autentici del Made in Italy”.
“Non può essere taciuto che il sostegno di Simest si indirizza ad investimenti in attività di delocalizzazione che oltre a costituire occasioni di concorrenza sleale ai prodotti italiani sottraggono colpevolmente opportunità di lavoro ed occupazione al sistema Italia”. Tra le province che hanno deliberato c’è anche Alessandria.

“Evidentemente il ministro Clini non ha trovato sufficienti problemi per l’Italia nel suo Ministero dell’Ambiente e sta pensando di aggiungerne dei nuovi”. È quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che le dichiarazioni del ministro dell’Ambiente Corrado Clini al Corriere della Sera a favore degli Ogm sono l’ultimo caso di sottovalutazione e disattenzione nei confronti del valore del Made in Italy. “A differenza di quello che dichiara il Ministro tecnico, l’ingegneria genetica e la transgenesi – sottolineano il presidente e il direttore della Coldiretti alessandrina Roberto Paravidino e Simone Moroni - non c’entrano niente con il riso Carnaroli, il pomodoro San Marzano e la cipolla rossa di Tropea e la vite nero d’Avola che subiranno gravi danni economici sul mercato dalle dichiarazioni superficiali ed inopportune. Bisogna conoscere la differenza tra gli incroci e gli ibridi rispetto all’ingegneria genetica. E a proposito di innovazioni che rischiano di depotenziare il Made in Italy come leva strategica di crescita del Paese, l’agricoltura italiana ha primati nel mondo per valore aggiunto per ettaro. biodiversità e denominazioni di origine e non abbiamo proprio bisogno copiare nessun altro modello molto meno sostenibile e avanzato del nostro”.
"Gli organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale e alimentare, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico della tipicità, della distintività e del Made in Italy come sanno il 71 per cento degli Italiani che esprimono una forte contrarietà, ormai costante da anni secondo monitoraggio effettato dalle indagini Coldiretti/Swg nel tempo. E per quanto riguarda le coltivazioni Ogm a scopi energetici il ministro dovrebbe sapere che in un Paese come l’Italia, per la conformazione morfologica dei terreni e le dimensioni delle aziende, non sarebbe possibile evitare le contaminazioni ambientali e sarebbe violata la sacrosanta libertà della stragrande maggioranza degli agricoltori e cittadini di avere i propri territori liberi da Ogm. La ricerca è importante ma deve avere obiettivi sostenibili, condivisibili e utile per il benessere della società e non quando serve a fare arricchire poche multinazionali".
“Non ci sono ragioni – continuano Paravidino e Moroni - per riaprire una polemica di cui il Paese non sente certo il bisogno e su cui i cittadini hanno già detto tutto proprio nel momento in cui le grandi multinazionali del biotech hanno preso la decisione di rinunciare allo sviluppo e alla commercializzazione di nuovi prodotti transgenici destinati all'Unione europea, per la crescente opposizione della maggioranza dei cittadini. Gradiremmo infine che il ministro Clini si occupasse a tempo pieno di energie rinnovabili finalmente adottando quel decreto sugli incentivi che attendiamo ormai da molti mesi così come gradiremmo la sua attenzione al tema del recupero energetico degli effluenti di allevamento per la produzione di biogas invece di creare l’illusione di colture no food che magari saremmo costretti a importare dai paesi del sud già oggetto di deforestazione”.
"La sottovalutazione del patrimonio economico, sociale, ambientale, paesaggistico e culturale rappresentato dall’agricoltura e dal cibo italiano è evidente anche nell’introduzione dell’Imu, che chi con la terra ci lavora e ci vive si è visto aumentare in maniera maggiore di chi la terra la usa per divertirsi o speculare. Una sperequazione che contrasta completamente con gli obiettivi di equità e crescita e mette a rischio la produzione agricola Made in Italy con un costo per le imprese stimato in oltre un miliardo di euro fra terreni agricoli e fabbricati rurali, dalle stalle ai fienili fino alle cascine e ai capannoni necessari per proteggere trattori e attrezzi".
16/03/2012
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