Alessandria

La mia Cittadella: aneddoti, foto e curiositą da un cicerone

Tanti alessandrini possono raccontare di avere un rapporto speciale con una parte della cittą, che finisce per sfociare, nei casi pił fortunati, in un vero e proprio amore. E' forse il caso di Sergio, volontario e cicerone del Fai, che ci porta a scoprire alcuni aspetti della fortezza che dimostrano quanto possa essere viva e affascinante
ALESSANDRIA - Mi chiamo Sergio e sono uno dei ciceroni FAI che accompagnano i visitatori in giro per la Cittadella di Alessandria raccontandone la storia, gli eventi, i particolari e la vita delle persone che la vivevano.

Ho seguito il corso FAI di sei incontri per prepararmi a ciò e in più ho cercato di documentarmi maggiormente presso l’Archivio di Stato e la Biblioteca Comunale per essere pronto a chiarire alcune delle innumerevoli e inimmaginabili domande che i visitatori possono porre.

Dai visitatori ho ricevuto molto per ampliare le mie conoscenze, il fabbro veronese che mi ha spiegato la nascita delle grate, lo scalpellino bergamasco che mi ha illustrato i vari graniti, il vigile del fuoco napoletano che mi ha chiarito la strana forma dei camini delle gallerie di contro-mina, la famiglia di Castellazzo che mi ha mandato la sentenza di morte del bisavolo carbonaro dopo i moti del 1821, il sig. Camillo che mi ha raccontato la storia della sua famiglia che viveva nel quartiere abbattuto per far posto alla costruzione della Cittadella... e tante altre storie non propriamente di carattere militare.

Insomma ho una certa infarinatura che dovrebbe preservarmi da domande inusuali, ma (c’è sempre un MA nello scorrimento della vita) le esperienze che ricordo con maggiore profondità sono legate a tre eventi che non avrei mai immaginato di affrontare e che però sono avvenuti e mi hanno messo alla prova per tre nuovi modi di raccontare la Cittadella che non avevo previsto.

1) il signor Alfredo cieco (lui non si definisce non vedente) totale di Verbania mi chiede di “poter vedere la cittadella” e ci siamo addentrati in un inedito percorso tattile dipanatosi tra luoghi oscuri e luoghi illuminati che lui riconosceva a prima vista, grate sotterranee da dove entrava la calda luce del sole e le correnti d’aria frizzantina primaverile, i forni con l’odore delle braci e del pane cotto. Il mio iniziale imbarazzo si è trasformato in un inedito dizionario dei sinonimi che grazie ad Alfredo ho imparato a leggere.

2) un gruppo di persone con problemi psichici e accompagnatori ha azzerato tutti i miei percorsi cittadelleschi per farne nascere uno inedito fino ad allora, infatti il signor Mario ha raccontato del suo militare, fatto foto nella garitta della caserma Giletti con posa baldanzosa del presentat’arm e il desiderio di visitare tutte le prigioni che “sicuramente” ci devono essere. La signora di cui non ricordo il nome era invece interessata alle cucine, come e cosa si mangiava e i forni napoleonici sono stati ispezionati millimetricamente. Sempre ai forni un ragazzone alto mt.1,95 silenzioso fino a quel momento ha scoperto le ricette di come si prepara la polenta ed essendone particolarmente ghiotto le divagazioni sul tema hanno portato via molto tempo. Mentre poi facevano merenda un altro signore taciturno ha rallegrato i banchettanti con una canzone e un balletto che aveva imparato per la sua prossima rappresentazione. Insomma la cittadella è servita da meraviglioso scenario per un pomeriggio di chiacchiere tra “amici”.

3) qualche settimana fa vedo arrivare un gruppetto di una decina di uomini e donne ucraini che non spiaccicavano una parola e dico una di italiano e a gesti mi chiedono se possono vedere i sotterranei, con loro c’è anche un ragazzino di nove anni ucraino da sei mesi a Milano che qualche parolina italiana l’afferra, ma proprio qualche! Ci provo e ci avviamo e mentre camminiamo scopro che non solo non parlano italiano, ma sono tutt* sordo-muti e il bambino è il solo a parlare e a conoscere il linguaggio dei segni (LIS italiano), ma il suo italiano è veramente labile, mentre conosce bene l’inglese e mi ci spingo. Inventare un piccolo tour fotografico sotterraneo con domande e richieste in LIS tradotte in inglese da uno sveglio Dimitry a cui spero di avere dato i termini esatti. Alla fine erano soddisfatti delle fotografie fatte, della mia storia…non lo saprò mai.

Ecco le mie tre storie inedite, ma a queste vorrei aggiungere alcune fotografie della Cittadella da affiancare all’ultimo “bestiario” perché entrambi vogliono dire Cittadella di Alessandria. Le fotografie (consultabili nella galleria allegata, con tanto di didascalie ndr) sono fatte da me e rappresentano ciò che il pubblico non potrà mai vedere, se non una volta (ma quando?) sarà messa completamente in ordine e in sicurezza.
2/01/2018
Sergio Serafini - redazione@alessandrianews.it