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Sanità

Scene, ordinarie e no, d'agosto al Pronto soccorso

Succede nell'ospedale del capoluogo dove nell'arco di 24 ore possono arrivare anche duecento persone, fra casi gravissimi, ma anche molto meno gravi, perché la struttura è di secondo livello e opera per le province di Alessandria e Asti
ALESSANDRIA – Scene tipiche di un Pronto soccorso: box dei pazienti pieni, infermieri e medici impegnati in un'attività intensa, familiari e amici che attendono nella sala di aspetto. Tutto scorre sul filo di una ordinaria emergenza, quando arriva quella di colore rosso. È il codice dei pazienti in pericolo di vita. E nell'arco di pochi minuti sono cinque. E diversi l'uno dall'altro. Tutti gestiti e stabilizzati nell'arco di sei-sette minuti ognuno, vite salvate da chi ogni giorno deve affrontare una emergenza di cui si parla poco. Succede tutto l'anno e succede ad agosto. Quando parte del personale è in ferie, ma i casi da affrontare sono sempre gli stessi. “Nell'arco di 24 ore vediamo arrivare anche duecento persone” dice Lorenzo Maiale, coordinatore degli infermieri del Pronto Soccorso dell'ospedale del capoluogo (fino a maggio la Medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenzaè stato diretta da Ivo Casagranda, ndr), struttura di riferimento per le province di Alessandria e Asti sulla quale convergono ormai tutti i casi più critici di un territorio molto vasto (ma anche molti, troppi, codici 'bianchi' che potrebbero essere tranquillamente trattati dal medico di famiglia, se non da un farmacista). Il personale infermieristico (divisa verde uguale per tutti, mediamente sono sei per turno articolati su tre turni al giorno) è impegnato nella prima linea dell'emergenza, dall'accoglienza del triage alla gestione dei pazienti, e in quella della vicina terapia semintensiva. Sono tutti laureati e specializzati in alta formazione di urgenza ed emergenza. Certo, non sono quanti vorrebbero essere, ma pressoché tutti sono dove vogliono essere. “Questa – sono sempre parole del coordinatore infermieristico – è la 'casa dell'ospedale' dove tutto accade e dove tutto viene deciso quando arriva un paziente con una patologia o un trauma. È qui che vengono prese tutte le decisioni ed è qui che si misura quotidianamente una organizzazione che non si vede da fuori, ma è fondamentale per decidere sempre nel modo migliore”. Decisioni prese sul filo dei secondi nei casi gravissimi, decisioni assunte durante il periodo di osservazione del paziente. Oggi l'organizzazione è migliorata sul fronte della logistica con l'aumento del numero dei box interni, mentre la vicina piattaforma di radiologia permette di gestire meglio gli esami urgenti. Poi c'è il nuovo blocco operatorio, appena entrato in funzione sopra il Pronto Soccorso. “Qualche primo miglioramento nei flussi lo abbiamo registrato” dice ancora Lorenzo Maiale. Infatti due delle nuove sale sono dedicate alle urgenze, consentendo così di riorganizzare l'intera gestione della chirurgia ed evitando attese o slittamenti degli interventi programmati.

Un supporto alla complessa vita quotidiana degli operatori e dei pazienti arriva dai volontari che da anni sono presenti quotidianamente per aiutare, fisicamente e psicologicamente, i pazienti in attesa e i familiari. “Il loro è un aiuto importante perché riescono a occuparsi di quelle piccole cose, fosse solo la parola giusta al momento opportuno, che spesso rendono meno pesante il passaggio in Pronto soccorso” dicono gli infermieri. Intanto accanto a loro passano i medici. Personale anche in questo caso che è stato formato specificamente in medicina di emergenza e urgenza. Un altro terreno di confronto è quello fra il personale infermieristico e quello del 118. “Con loro – afferma Lorenzo Maiale che ha alle spalle anche una esperienza in questo delicato servizio – c'è un buon rapporto, parliamo la stessa lingua, siamo in costante contatto fin da quando arriva la prima segnalazione dell'arrivo di un paziente. Sono fasi delicatissime perché in pochi momenti i medici e noi dobbiamo avere il quadro preciso e dettagliato del paziente per essere pronti al suo arrivo, non sbagliare una mossa e tracciare il quadro nel modo più rapido possibile”. Certo, non è tutto rose e fiori in questa postazione di prima linea in cui all'anno arrivano in media dalle quarantaduemila alle quarantacinquemila persone. Ci sono i momenti di tensione, le incomprensioni, le difficoltà legate all'organico, lo scontro con la burocrazia, le reazioni sbagliate. Ma stare in prima linea, anche in queste settimane d'agosto, significa anche questo. Per quello che abbiamo visto in questi giorni, in mezzo a dolore e sofferenza, alla rincorsa dell'emergenza e allo stress, non mancano quasi mai un sorriso e una parola. Piccole cose, forse, però aiutano. 

18/08/2017
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