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Alessandria

Processo Vandone: richiesta nuova perizia. "Conclusioni contraddittorie"

Nell'udienza di aggiornamento sul quadro clinico dell'ex assessore al Bilancio del Comune di Alessandria Luciano Vandone le conclusioni del perito del Tribunale sono state ritenute "contraddittorie" dal collegio dei giudici. Secondo il dottor Sartore oggi l'imputato "è in grado di stare a giudizio, sebbene con una soglia di attenzione non del tutto costante"
 ALESSANDRIA - “Dottor Sartore conferma l'incapacità di stare in giudizio per l'imputato Luciano Vandone?”. “Si”. Questa era la risposta che veniva data un anno fa (nel gennaio del 2015) dal perito nominato dal Tribunale per valutare la “capacità o meno” dell’ex assessore al Bilancio del Comune di Alessandria- imputato di truffa, abuso d'ufficio e falso- di stare in giudizio dopo essere stato colpito nel settembre del 2014 da un ictus ischemico. Nell’udienza del luglio dello scorso anno il nuovo collegio, presieduto dal giudice Aldo Tirone, aveva chiesto un “aggiornamento del quadro clinico” in una perizia da depositare entro fine anno.

Nella mattinata di ieri, 20 gennaio, la risposta del medico psichiatra Luigi Sartore alla stessa domanda è stata però diversa: “il quadro clinico è migliorato e oggi ritengo sia in grado di stare in giudizio”. Queste le conclusioni della nuova perizia che lasciano però un margine di incertezza. “Devo però segnalare alcuni dubbi, dettati da momenti di minore lucidità e da una soglia di attenzione che non è costante e continua nel tempo”. Come a dire, la condizione di salute dell’imputato (la cui posizione era stata stralciata, mentre per gli altri due imputati Fabbio e Ravazzano si era arrivati a sentenza) è migliorata e oggi l’imputato è capace di comprendere, ma a fasi alterne di attenzione e concentrazione.

Valutazioni che sono state ritenute “contraddittorie” dal collegio dei giudici che ha pertanto deciso di affidare ad un nuovo perito (da nominare in una udienza che non ha ancora una data prestabilita, ma che sarà presumibilmente tra qualche mese) una nuova valutazione clinica, così da “sciogliere tutte le riserve” e accertare se il professor Vandone sia “davvero capace di partecipare coscientemente al processo”.

Nella perizia del dottor Sartore il quadro clinico sembra migliorato, con una capacità di comprensione da parte dell’imputato di quanto gli è accaduto e di quelle che sono le conseguenze della malattia. Ma allo stesso tempo riporta ad avvalorare i dubbi delle sue conclusioni alcuni esempi, come quello – raccontato dalla moglie – che vede Luciano Vandone uscire per comprare i giornali, stare fuori 4 ore e poi tornare e non leggerli nemmeno. Non una chiara e definita capacità “spazio- temporale”. Nonostante ciò “prima erano presenti problematiche neuropsichiche e neuropsicologiche che oggi non ci sono più” spiega Sartore.

La perplessità sulla reale capacità di attenzione per periodo di tempo prolungati arriva invece dalla visione del perito di parte, della difesa, il dottor Mauro Lozza, che ritiene Luciano Vandone ancora incapace di stare a giudizio. “Questo è anche un processo complesso e sinceramente – commenta Lozza – non so se l’imputato sia attendibile tanto per se stesso, per la propria difesa, quanto per la Corte”. I due periti non sono d’accordo sulla emendabilità dello stato di salute: “non si guarisce, ma non sono d’accordo sul fatto che non si possa migliorare. E io l’ho visto migliorato” ha ribadito Sartore. Sulla possibilità di un “crollo delle performances cognitive” incide quella che è stata definita in gergo tecnico la “affaticabilità mentale”, che per il perito sembra essere legata anche alla malattia.

Una nuova perizia quindi che ha messo in un angolo le due posizioni discordanti tra accusa (e parte civile) e difesa. Per il pubblico ministero ci si trova di fronte ad un imputato che è “grandemente in grado di stare in giudizio, ben più di tante altre persone”. Ghio infatti sottolinea come in discussione non ci sia la capacità di Vandone di tornare a fare il professore universitario, ma di stare a processo “coscientemente”.

Resta invece in una condizione di “incapacità” per i due difensori, Marco Conti e Marco Paneri, che dalla loro parte sottolineano valutazioni di peggioramento cognitivo di alcuni test effettuati in ospedale. “Una cosa è dire che oggi può assistere al dibattimento, ovvero che può venire con le proprie gambe, altra cosa è dire che è in grado di reggere e mantenere inalterata l’attenzione in giudizio”. Secondo la difesa in realtà le conclusioni di questa perizia non dicono altro che quello che era stato detto un anno prima, ma solo con un altro giro di parole, comparando questo metodo a quello utilizzato storicamente dalla "sibilla cumana": prima non era in grado, ma con possibilità di reversibilità. Oggi è in grado, ma non del tutto.
21/01/2016
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