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Alessandria

Allarme cinghiali: "ormai sono alle porte della citt"

La commissione convocata a Palazzo Rosso doveva essere incentrata sulle problematiche legate alla "viabilit" e agli incidenti provocati dai cinghiali. Ma alla fine si affrontato con il comitato spontaneo nato a Valle San Bartolomeo e le associazioni di categoria del mondo dell'agricoltura il problema a 360, nella consapevolezza "che necessario trovare il prima possibile una soluzione. Non ne possiamo pi"
 ALESSANDRIA - "Ormai sono alle porte della città. Tanti i casi in tangenziale e non solo più sulle strade provinciali a scorrimento veloce, ma anche in zone come via Boves o via Don Giovine ci sono stati avvistamenti". Queste le parole del vice comandante della Polizia Municipale Gianfranco Demichelis. Ed è questo il problema che sta diventando sempre più "allarme cinghiali" per la provincia alessandrina e che è stato affrontato in una commissione consiliare a palazzo Rosso alla presenza del comitato spontaneo di Valle San Bartolomeo (che conta una ventina di abitanti della zona) e di alcune associazioni del mondo dell'agricoltura, la più colpita dalla fauna selvatica.

"Tutte noi le abbiamo: piccioni, fagiani, nutrie, caprioli e cinghiali". Sono disperati gli agricoltori per la devastazione dei raccolti. Una situazione in continuo peggioramento, con danni sempre maggiori, "che a causa della siccità mettono a rischio non solo il frumento, ma anche l'uva perché avendo sete e non trovando acqua i cinghiali mangiano l'uva" sono state le parole di Giuseppe Botto della Cia.

La commissione era chiamata ad affrontare la questione sotto l'aspetto della "sicurezza stradale", ovvero dei numerosi incidenti causati proprio dallo scontro con uno di questi animali. Ma alla fine il discorso, ampliato a 360° si è spostato sulla "necessità che se ne parli e si provino a cercare soluzioni concrete". Così l'assessore e vicesindaco Davide Buzzi Langhi si è detto pronto a "fare da cassa di risonanza verso gli altri enti, Provincia e Regione" visto che per il resto come amministrazione comunale si può fare poco. Intanto giovedì le associazioni (Confagricoltura, Cia...) avranno un incontro in provincia.

Perché la principale questione è: "come fermarli?". Ma soprattutto "chi li può e li deve fermare?". Nel primo caso ormai si tratta di branchi matriarcali, di grosse dimensioni e che fanno 12 o 13 cuccioli perchè qui c'è da mangiare, c'è il mais come ha spiegato Ivano Pasino. Che tra le possibili soluzioni all'orizzonte ha messo sul piatto anche quella adottata i Francia e in Belgio e in altri paesi dell'Europa: l'utilizzo di mangimi con anticoncezionali, per non farli riprodurre. Ma nemmeno ucciderli. Ma in questo caso le paure sono per "la possibile contaminazione delle carni di questi animali".

Se si ragiona invece in termini di "caccia", il problema è che a fermare il contenimento dei cinghiali nelle campagne non ci sono più professionalità. E' una legge del 1992 ad elencare le categorie che possono sparare: "guardie venatorie provinciali che sono pochissime, i forestali (oggi carabinieri) che non lo fanno e poi ci sono i vigili urbani, oltre ai proprietari di fondi, ma solo nel proprio terreno". Sarebbe necessario inserire le figure degli "operatori ambientali", cacciatori abilitati o da abilitare che possano dare una mano alle forze addette. Ma ancora nulla è stato fatto.

Una questione comunque delicata, almeno per i il Movimento 5 Stelle, che fa l'esempio di "spari dalla casa vicina solo pochi giorni fa: un cinghiale ucciso, l'altro ferito che è stato poi finito da una guardia forestale. Si tratta di zone abitate, dove è necessario fare attenzione". Una attenzione anche se si guarda il rovescio della medaglia, per Pasquale Sacchi: "mia madre di 80 anni l'altra sera si è trovata nonna, madre e cuccioli di cinghiali in cortile....questo non fa spavento?".

Per avere soluzioni definitive ci vorrà ancora del tempo. Intanto anche l'aspetto economico, fa la differenza però. Giusto in commissione erano arrivate le lamentele di "rimborsi" per i danni causati all'agricoltura che tardavano ad arrivare. "Un milione e mezzo di euro che dobbiamo ancora vedere". E invece una buona notizia è arrivata dalla Cia: "la giunta regionale ha deliberato di erogare un importo complessivo di 1,8 milioni di euro per il pagamento dei danni dati dalla fauna selvatica, suddivisi in 800 mila euro alle Province e un milione di euro agli ATC". “La situazione risarcitoria ha raggiunto, sul nostro territorio, picchi clamorosi di importi, in particolar modo per gli ATC AL 3 e 4 (dell’Ovadese e Acquese) che registrano un totale di circa 600 mila euro. Questa prima azione risarcitoria è un segnale certamente positivo ma non possiamo ritenerla la soluzione definitiva” sono state le parole del direttore Cia, Carlo Ricagni.
Ma fanno tirare un sospiro di sollievo, per ora.
3/04/2019
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