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Acqui Terme

Rivendevano vino e dolci comprati con assegni falsi: fermata la "banda" della truffa

Un sodalizio criminale a danno delle aziende produttrici di vino, prodotti dolciari e parmigiano dell'acquese. A capo della "banda della truffa" Massimo Bertolotti, arrestato e ora ai domiciliari. Con lui altre sette persone: tre sottoposte ad obbligo di dimora e quattro indagati a piede libero. Compravano merce con assegni falsi. Oltre 90 truffe per un totale di 100 mila euro
 ACQUI TERME - Un anno e mezzo di attività di indagine per mettere fine ai colpi della “banda della truffa” che operava sul territorio di Acqui Terme e Alessandria. L'operazione “Bacco” portata a termine dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Acqui Terme [nella foto con il colonello Scandone, il comandante di Acqui Terme Angeletti e il maresciallo della Radiomobile Asinaro] ha condotto all'arresto ai domiciliari di Massimo Bertolotti, 45enne di Acqui Terme a capo del sodalizio criminale, mentre per altri tre soggetti è scattato il provvedimento di obbligo di dimora (Raimondo Ranellucci, 52enne di Alice Bel Colle, Claudio Cabella 59enne alessandrino e Pasquale Lupo 37enne di Incisa Scapaccino). Della banda facevano parte anche altre 4 persone, residenti tra Acqui e Pinerolo, indagate a piede libero.

Tutto è partito da una serie di denunce arrivate ai Carabinieri di Acqui Terme. Il gruppo criminale era legato per attività svolte in passato al mondo del commercio. Così è nato il progetto di truffa a danno di imprenditori e rivenditori all'ingrosso di prodotti alimentari. Soprattutto vino, dolci e parmigiano. Tutto partiva da un contatto via mail di Massimo Bertolotti che chiedeva alle aziende un preziario dei prodotti: si presentava con nomi di fantasia come “Carlo Romano” o “Andrea Tavernaro” spacciandosi per un imprenditore o un agente di commercio di ditte però vere, delle quali forniva persino la visura camerale per attestare e comprovare che ne era il titolare o l'amministratore unico.

A quel punto si arrivava a concordare un ordine: si trattava non di ingenti quantitativi, tutti ordini tra i 2000 e i 4000 mila euro al massimo per i quali veniva proposto il pagamento con assegno. Si trattava di assegni rubati, smarriti, falsi o scoperti. Una volta presi accordi ci si accordava per il ritiro tramite corriere che avveniva sempre in luoghi isolati, fuori mano dove veniva dato l'assegno circolare falso. A quel punto interveniva il resto della banda: c'era chi ritirava la merce e chi si occupava di smistarla in esercizi commerciali compiacenti di Acqui Terme e un grosso supermercato di Pinerolo dove è stata realizzata la truffa più consistente a danno di un imprenditore di vino di Santo Stefano Belbo. Un ordine di 12 mila bottiglie di vino per un valore di oltre 40 mila euro. Ma nel complesso la banda ha messo a segno una novantina di truffe per un totale di 100 mila euro: 20 quelle contestate, 50 i tentativi di truffa che non sono andati in porto perché le aziende si rifiutavano di ricevere pagamento con assegni e altre 20 senza querele e quindi non perseguibili.

L'attività investigativa dei Carabinieri ha messo in luce come la banda criminale cercasse le proprie vittime su tutto il territorio nazionale, dal Friuli Venezia Giulia alla Puglia, dall'Emilia Romagna alla Liguria. Le prime truffe risalgono a giugno, con un incremento dell'attività criminale nel periodo di Natale dove era più facile l'acquisto di prodotti come dolciumi e bottiglie di vino, componenti classici dei “cesti regalo” delle feste. Tutto il materiale raccolto dall'indagine ha portato il pubblico ministero e il Gip all'emissione delle quattro misure cautelari. Nel corso della perquisizione dei soggetti della banda è stata sequestrata documentazione che è tutt'ora al vaglio dei militari per accertare eventuali ulteriori reati analoghi.
15/05/2017
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