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Lavoro

Protocollo sulla sicurezza sul lavoro, entro un mese si apre il tavolo

I sindacati hanno incontrato il Prefetto per illustrare le proposte per rendere i cantieri sulle autostrada più sicuri. Il modello da seguire è quello ligure. Si è parlato anche di trasparenza e sicurezza nell'edilizia: “Alessandria può diventare capofila del progetto per la Regione”
LAVORO – Hanno incrociato le braccia dinnanzi all'ennesima tragedia, ma non hanno alzato le mani in segno di resa. Ieri mattina i rappresentanti sindacali dei lavoratori del comparto edile delle manutenzioni autostradali hanno scioperato per quattro ore e manifestato sotto la sede della Prefettura per chiedere sicurezza sul lavoro.
Ha scosso le coscienze di tutti, non solo dei colleghi di lavoro, la morte di Ylber Islami, 47anni di Tortona, dipendente Itinera, avvenuta giovedì lungo il tratto autostradale della A 21, tra Felizzano ed Asti. Stava posizionando la segnaletica di cantiere quando è stato travolto da un'auto.
La risposta immediata davanti ad un preoccupante crescendo di morti nei luoghi di lavoro (nel settore edile l'incremento è stato del 50% nel primo trimestre 2018, su scala nazionale. Nella sola regione Piemonte si sono registrati sette casi nello stesso periodo) è stata la richiesta di un incontro con il Prefetto Romilda Tafuri.
C'è piena disponibilità del prefetto ad individuare la strada più efficace per arrivare alla firma di un protocollo che imponga a chi opera nel settore misure di sicurezza aggiuntive, sulla stregua di quanto avvenuto, ad esempio, in Liguria.

“Abbiamo sottoposto al Prefetto le nostre proposte, unitarie – spiega Massimo Cogliandro, segretario regionale di Fillea Cgil – Il prefetto ha 'accettato la sfida' di arrivare, entro un mese, alla convocazione di un tavolo, con tutte le parti, per studiare un protocollo di sicurezza”.
Tra le misure proposte c'è l'introduzione di “classi di rischio” per i vari tratti autostradali; prevedere un’indicazione più chiara e prescrittiva delle distanze di segnalazione, delle procedure e dei mezzi; prevedere la delimitazione delle aree di cantiere con paratie o blocchi di cemento armato. Occorre anche intervenire sulla formazione del personale, prevedere l'inserimento dell'obbligo di segnalazione di interventi ordinari presso le principali auto stazioni in un raggio minimo di 200 km;
potenziare i controlli da parte della Polizia stradale in prossimità dell’inizio segnalazione lavori.

Capitolo a parte, non meno importante, da affrontare in un secondo step è la creazione di un “laboratorio sulla trasparenza” nel settore edile nel suo complesso: “il problema della sicurezza – spiega Cogliando – va spesso di pari passo con quello della regolarità delle imprese edili. La crisi del settore ha portato alla nascita di aziende che non si attengono alle disposizioni in materia, utilizzando, ad esempio, lavoratori non in regola o che non hanno seguito corsi di formazione. Esiste presso le Asl un data base di tutti i lavori avviati. Basterebbe condividere quei dati con la Cassa Edile e le organizzazioni sindacali per sapere chi e dove lavora”. Sarà, quello, il secondo passo che il Prefetto si è impegnato a compiere.
12/04/2018
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